Direzione Pd a porte chiuse. Renzi: “non parlo di alleanze”. Franceschini: “servono, da soli non si vince”

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Agenpress – “Lo ius soli è un principio di civiltà, su cui dobbiamo andare avanti. L’immigrazione sarà il tema della prossima campagna elettorale e di quelle dei prossimi 20 anni. L’immigrazione è al quarto posto tra le preoccupazioni degli italiani”.

Lo ha detto Matteo Renzi nel suo intervento alla direzione Pd che  ha voluto si svolgesse a porte chiuse e senza la consueta diretta streaming.

“Servono politiche di cooperazione. Minniti ieri è stato bravo, in Europa su questi temi siamo divisi”

“In due milioni – ha ricordato Renzi – hanno votato alle primarie. La base costitutiva del Pd non è l’accordo di qualche capocorrente ma il voto dei cittadini alle primarie. Sia chiaro, io rispondo a loro, non ai capicorrente”.  Secondo quanto si apprende, nel suo intervento alla direzione Pd il segretario Matteo Renzi ha sottolineato che “la prossima campagna elettorale durerà 10 mesi e il Pd dovrà farla sui contenuti”.

“Utilizziamo il Pd – ha detto l’ex premier – come una finestra, non come uno specchio per riflettere noi stessi. La prossima campagna elettorale durerà 10 mesi e il Pd dovrà farla sui contenuti». “Come va l’Italia in questa fase? I segnali di timida ripresa si sono evidenziati: l’Italia vede segnali di ripresa ancora però non omogenei sul territorio”. E sottolinea: “Mancano ancora i dati delle riforme strutturali”.

“Sulla scuola il governo, prima Renzi e poi Gentiloni, ha investito 4,7 miliardi” ma “se noi parliamo di alleanze, i cittadini non se ne accorgono”. Il dibattito interno “interessa a 3 o a 300»”.

Renzi avrebbe anche respinto l’analisi prevalente tra i suoi sull’esito delle amministrative anche per sostenere la necessità di un’alleanza di centrosinistra. A Genova, ha detto il leader dem, il Pd ha perso con una coalizione “larga, ampia” mentre ha vinto a Padova dove si era perso nel 2014 quando ci fu, invece, il successo alle europee.

“Non rispondo ai capicorrente, ma ai 2 milioni di persone che hanno votato alle primarie” ha ribadito Renzi, in riferimento sempre alle polemiche interne seguite al flop delle amministrative.

Il risultato va analizzato senza dargli una lettura nazionale. A Genova, ha ricordato ancora una volta il leader dem, a quanto si apprende, il Pd ha perso con una coalizione “larga, ampia” mentre si è vinto a Padova dove si era perso nel 2014 quando ci fu, invece, il successo alle europee.

“Chi ha detto che abbiamo perso le amministrative perché non c’erano le coalizioni? Non io”, ha replicato il ministro Dario Franceschini.

“Il problema è opposto, che non abbiamo vinto neanche avendo le coalizioni. A Padova abbiamo vinto ma il Pd ha preso il 13%: siamo un po’ lontani dal poter vincere da soli. Servono le proposte, serve la forza leader, serve l’azione di governo, serve l’organizzazione, ma servono gli altri, servono le alleanze”.

“Ora, non dobbiamo arrivare all’Unione, me li ricordo bene gli 11 gruppi parlamentari che sostenevano Prodi. Li abbiamo vissuti tutti insieme il tradimento, la scissione, le difficoltà con gli alleati. Ma il tema dobbiamo porcelo. Dobbiamo partire dal campo del centrosinistra, socialisti in Europa, progressisti nel mondo. E in più il campo, che è un po’ diverso, che ha sostenuto Letta, Renzi e Gentiloni in questi anni. Non possiamo dire che non c’è più quel campo che ha governato il Paese in un rapporto fisiologico”.

E rispondendo a Matteo Renzi: “Io sono tra i 350 residuati bellici che pensano si debba parlare del tema delle alleanze. È sbagliata la contrapposizione: o si parla di contenuti o si parla di alleanze. Non ci si può non occupare di alleanze. Magari non è l’argomento con cui dovremo andare a parlare al Paese, lo dice uno che per il 95% si occupa dei contenuti del ministero”.

 

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