Mettetevi nei panni degli altri. Nasce a Milano la prima “Fondazione Empatia d’Italia”

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Agenpress – Presentata a Palazzo Marino FEM, Fondazione Empatia Milano, nuovo attore cittadino per progetti di inclusione, integrazione, sensibilizzazione. Come testimonial un personaggio multiforme disegnato dallo Studio Bozzetto.

Se negli ultimi anni la parola più di tendenza è stata ‘resilienza’, preparatevi a una piccola rivoluzione lessicale per il prossimo futuro: empatia.

Una parola relativamente nuova, nata a fine ‘800, anche se la sua origine etimologica è greca e da sola spiega tutto: sentire-dentro.

Empatia è la capacità di comprendere a pieno lo stato d’animo altrui, che si tratti di gioia o di dolore. Sentire l’altrui dentro di sé, mettersi nei panni dell’altro.

Secondo l’economista e saggista statunitense Jeremy Rifkin “sono circa 20.000 anni che non siamo più homo sapiens sapiens ma homo empathicus. Leghiamo tra di noi, socializziamo, ci occupiamo l’uno dell’altro, siamo cooperativi […] Ci basiamo su tre colonne portanti per il nostro benessere: la socializzazione, la salute (igiene e sanità, nutrizione), e la creatività. Quando una di queste tre colonne o l’empatia viene a mancare o repressa, vengono fuori i nostri alter-ego, da cui la violenza, l’egoismo, il narcisismo ecc. […] Poi però, ci pentiamo di aver fatto del male, perché non è proprio nella nostra natura”.

Intorno a questa idea, che abbraccia tutti i campi del privato e del sociale, si svilupperà l’attività di FEM. E non poteva che accadere a Milano, città capace di precorrere tendenze e modelli sociali. C’è solo un’altra realtà simile in Europa: è l’Empathy Museum a Londra.

In società plurali, dove l’alterità fa sempre più paura e molti si difendono alzando barriere o frequentando solo gruppi omogenei, sollecitare la capacità di creare empatia attraverso esperienze culturali innovative – e anche spiazzanti – può diventare un’occasione per “forzare il blocco”, incoraggiare l’incontro e il dialogo con nuove realtà, promuovere processi partecipativi, creare un circolo virtuoso di conoscenza, apertura, e quindi di inclusione.

FEM si avvale della ispirata collaborazione del padre della scuola d’animazione italiana Bruno Bozzetto  – fondatore, nel 1960, della casa di produzione Studio Bozzetto&Co – che dice: «Siamo contenti di poter dare il nostro contributo al progetto FEM. L’animazione è un linguaggio che si presta ad un numero infinito di soluzioni narrative, poterla utilizzare per comunicare un concetto molto ampio e complesso come l’Empatia ci è subito sembrata una sfida interessante».

FEM è composto da un Comitato Promotore e di un Comitato etico (esponenti/fondatori dell’Empathy Museum, Londra, esperti italiani e a livello internazionale in materia di psiche, arte, teatro, attività museali, archivistica). La Fondazione sta anche attivando strumenti di fundraising e di crowdfunding.

Importanti e decisivi i partner di FEM: la Pinacoteca di Brera (comprendente la Mediateca di Santa Teresa), le Gallerie d’Italia e prossimamente altri di cui daremo presto comunicazione. Con loro FEM realizzerà percorsi ‘empatici’, iniziative, eventi.

La Mediateca di Santa Teresa, in particolare, sarà punto di riferimento per le attività della Fondazione. Qui nascerà un archivio permanente di materiali multimediali utili a ricostruire storie e profili di persone portatrici di diversità e di sfide culturali.

Le prime iniziative pubbliche di FEM sono in arrivo già in autunno: il 10 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, appuntamento a Palazzo Marino per una giornata speciale ricca di eventi.

A novembre sarà la volta delle Human Library, metodo innovativo, semplice e diretto nato in Danimarca per promuovere il dialogo, combattere ogni tipo di stigma e favorire la comprensione tra le persone: veri e propri libri umani – persone precedentemente formate e con un vissuto da raccontare – che saranno a disposizione del pubblico per essere “letti” da chi voglia ascoltarli per mezz’ora. L’occasione dell’incontro nell’ambito di questa speciale biblioteca estemporanea, rende concreta e unica la persona che si ha davanti, non più percepita in base alla sua diversità, ma riconosciuta nell’unicità della propria esperienza.

Infine, tra i progetti più ambiziosi di FEM, la realizzazione di percorsi multimediali dove ci si potrà letteralmente ‘mettere nei panni altrui’ e vivere in prima persona storie di donne e uomini vicini e lontani da noi, ma con vissuti differenti da scoprire, sul modello dell’’Empathy Museum di Londra col quale collaboriamo. Indossare, per esempio, un paio di scarpe di uno sconosciuto (un pompiere, una prostituta, una persona con un disagio mentale, un ragazzo che ha raggiunto l’Europa su un gommone) e poi camminare, ascoltando la storia di chi usava quelle scarpe attraverso gli auricolari.

Per dirla con le parole di Roman Kznaric, scrittore e fondatore dell’International Arts Organisation the Empathy Museum: «Sono convinto che FEM darà un contributo importante alla costruzione di una cultura dell’empatia, della tolleranza e del rispetto, in Italia e non solo. Una cultura fondamentale in Europa, dove xenofobia, ineguaglianza ed esclusione sociale sono in crescita… It’s time to create the Empathy Revolution!».

Ritenere di non avere pregiudizi è il più comune dei pregiudizi

Nicolas Gomez Davila (1913–1994)

 

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