I carabinieri incrociarono Igor, il killer di Budrio, ma “non cʼerano le condizioni per sparargli”

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Agenpress – Nuovi particolari del mancato arresto l’8 aprile scorso a Molinella (Ferrara) di Norbert Feher Igor,  il killer di Budrio, soprannominato “Igor il russo”, ad aprile, in fuga dopo il secondo omicidio.

I carabinieri lo incrociarono ma non c’erano le “condizioni per sparargli”. La circostanza emerge da un rapporto dei carabinieri. In tre, in borghese e con un’auto di copertura, incontrarono il Fiorino Fiat con a bordo il ricercato. Lo seguirono e si avvicinarono fino a quando lui prima li abbagliò con i fari, poi, apparentemente disarmato, scese per andare in un bosco, non prima di essere tornato indietro per prendere uno zaino militare. Si legge nella relazione, “non è stato in alcun modo possibile attingerlo mediante l’utilizzo delle armi in dotazione in quanto i militari operanti non erano in alcun modo in posizione favorevole da poter ottenere un risultato senza ulteriori conseguenze per la loro incolumità”.

Alle 19:45, mentre erano in via Nazionale Nord, in direzione Argenta, i militari videro sopraggiungere in senso opposto un veicolo corrispondente alla descrizione, che girò in via Cavo Spina. Fecero dunque inversione e lo seguirono, allertando “fin da subito la centrale operativa di Molinella, indicando sia la posizione che la direzione di marcia”.

Lo raggiunsero, tenendo una distanza di 100-150 metri, nei pressi di un piccolo bosco, dove il Fiorino sul quale era a bordo rallentò, come per parcheggiare. Poi il conducente fece inversione e si avvicinò lentamente ai militari, che a quel punto erano fermi in mezzo alla strada. “Il soggetto – raccontano – veniva costantemente monitorato, e mediante contatto via telefono la centrale operativa veniva costantemente informata. I militari venivano esortati a mantenere la calma e a limitarsi ad osservare i movimenti dell’individuo”, visto che di lì a poco sarebbero arrivati i rinforzi.

I tre allora si misero nella parte posteriore dell’auto, “che al momento risultava essere l’unico riparo”. Nel frattempo l’uomo sul Fiorino continuava ad avvicinarsi, con le luci abbaglianti accese. Quando arrivò a circa 50 metri, fermò il veicolo e con un cenno con la mano sinistra fuori dal finestrino chiese di poter passare. A quel punto uno dei tre intimò di scendere e mostrare le mani, ma il conducente partì in lenta retromarcia per circa 150 metri.

Lasciato il veicolo a motore acceso, si addentrò “con molta calma nel bosco”. I carabinieri si avvicinarono quando “improvvisamente lo stesso usciva dal bosco, si avvicinava nuovamente al veicolo, prelevava uno zaino militare dal cassone e poi si addentrava nuovamente nel boschetto”. In tutto questo, “durante le operazioni l’uomo non mostrava nessuna arma”. I tre presero allora posizione cercando di controllare tutti i lati della piccola macchia, fino a quando alle 20:15 arrivarono i rinforzi.

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