Birmania. Aung San Suu Kyi: “Nessuna violenza sui rohingya”. Amnesty: è “la politica dello struzzo sugli orrori”

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Agenpres – “Siamo pronti ad avviare il processo di verifica in qualunque momento. “Anche noi siamo preoccupati. Vogliamo identificare i problemi reali. Ci sono state illazioni e contro-illazioni. Dobbiamo ascoltarle tutte. Condanniamo ogni violazione dei diritti umani e violenze illegali”.

Lo ha detto Aung San Suu Kyi, leader de facto della Birmania, annunciando nel corso di un intervento trasmesso in televisione che il suo paese è pronto a garantire il rientro dei profughi Rohingya costretti a fuggire in Bangladesh.

Quello del Premio Nobel per la Pace è stato il primo intervento pubblico dedicato alla crisi umanitaria in corso a Myanmar dall’inizio delle violenze che hanno provocato la fuga in Bangladesh dal mese scorso di centinaia di migliaia di civili Rohingya dallo stato occidentale di Rajkhine.

Per il presidente birmano  la maggior parte dei villaggi abitati dalla minoranza musulmana dei rohingya in Birmania non è stata oggetto di violenze. “Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani e la violenza contro la legge”, ha detto, invitando i diplomatici stranieri a visitare i villaggi. “Siamo un Paese giovane e fragile con molti problemi, ma dobbiamo affrontarli tutti”, ha spiegato.

“Non è intenzione del governo birmano attribuire colpe o evadere le proprie responsabilità. Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani e la violenza contro la legge”, ha detto la leader birmana San Suu Kyi in un discorso trasmesso dalle televisioni nazionali, il primo da quando è iniziata l’emergenza umanitaria nello stato di Rakhine oltre tre settimane fa.

Da fine agosto oltre 400mila rohingya, una minoranza musulmana pesantemente discriminata in Birmania, sono fuggiti in Bangladesh dalle violenze dell’esercito birmano, descritte dall’Onu come “un chiaro caso di pulizia etnica”.

Aung San Suu Kyi sta praticando “la politica dello struzzo sugli orrori” nello stato di Rakhinee. E’ la denuncia di Amnesty international. “Ci sono prove evidenti che le forze di sicurezza sono impegnate in una campagna di pulizia etnica”, ha detto l’ong, deplorando il fatto che il Premio Nobel per la Pace non ha denunciato nel suo intervento il ruolo dell’esercito nelle violenze che hanno spinto più di 410.000 musulmani rohingya a fuggire in Bangladesh dalla fine di agosto.

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