Lettera aperta. Caro Matteo Salvini, se vuoi i voti dei meridionali devi cambiare idee e nome al tuo Partito

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Agenpress. Caro  Matteo Salvini,

avendo constatato l’orientamento  politico  che Lei, in veste di  Leader,  ha impresso al Partito  politico “La Lega”, desidero far presente quanto segue.

Il mezzogiorno è sempre più povero e la disoccupazione è aumentata perché le piccole aziende, anche le poche nate nei territori meridionali dell’Italia, chiudono probabilmente per l’eccessiva pressione fiscale.

Si è raggiunto un livello di povertà che fa pensare al terzo mondo. Nulla di nuovo, in quanto il Sud, per logiche antichissime di natura politico – economica, deve rimanere povero per poter essere il “materasso” del Nord.

All’Italia bastava la ricchezza del Nord Italia che non poteva essere elargita al povero Sud,  a cui veniva richiesta solo collaborazione mediante l’elargizione della  forza lavoro, che emigrava per  offrire  il suo apporto alle piccole e grandi Aziende sorte nel Nord d’Italia. Certo il meridionale era un essere inferiore, in quanto al servizio del popolo settentrionale. Non si può negare che vivesse un certo razzismo.

L’italiano meridionale era considerato rozzo, incolto, e per di più sfruttatore del Nord, in quanto portava via posti di lavoro al popolo settentrionale. In realtà, come storicamente attestato, era vero il contrario, ossia erano le braccia dei lavoratori del Sud ad alimentare le industrie con le loro energie lavorative. Tale forma di razzismo è ancora vigente, nonostante l’immigrazione incontrollata che approda in Italia dai paesi dell’Africa e del Sud America.  Il meridionale è ancora l’immigrato più indigesto.  Quella certa inferiorità viene sempre tirata in ballo. Si diceva che gli italiani meridionali non sapevano neanche a cosa servisse la vasca da bagno e vi coltivavano il prezzemolo. A Milano, ricordo bene, in molti stabili vi erano affissi cartelli nei quali era scritto che non si affittavano appartamenti ai meridionali.

Questo il popolo meridionale lo sa. Per tale motivo non può accogliere la Lega come foriera di giustizia sociale ed equità.

Forse la Lega non ha più gli stessi principi che la animavano al suo nascere (Nord contro Sud) e sente la necessità di voler governare il grande disordine che regna nella nostra Italia, ma dovrà farlo cambiando nome e smentendo i principi che la sorreggono ancora.

Il termine “Lega” è un termine che sa di rifiuto, di rottura con chi non appartiene al proprio territorio.

La Lega viene vista come il Nord Italia che rivendica l’autonomia dal Sud Italia.

Bisogna, inoltre, tener presente che  il  potere economico e politico che ha guidato, nel corso della storia, il nostro Paese, ha stabilito, fin dall’ottocento, che il meridione non dovesse  progredire e che dovesse,  per contro,  restare arretrato. Così industrie, lavoro e progresso hanno preso piede solo nei grandi centri urbani del Nord e nel Sud dell’Italia è proliferata la disoccupazione e l’arretratezza dei suoi territori. Da qui la mafia, che ha governato indiscussa, facendo dello stato di arretratezza delle terre del Sud la leva del suo potere .

E’, pertanto, antistoricistico per la Lega rivendicare il governo dell’intero territorio italiano, considerate le premesse.

Caro Salvini , rifletta bene sul dato storico e non si aspetti plausi immediati dal popolo meridionale.

Ritengo, tuttavia, che il  processo di riconquista del beneplacito del popolo meridionale, quantunque  lento, sarà vincente, proprio in quanto  Lei,  essendo un uomo capace  di imprimere svolte “rivoluzionarie”, riuscirà  a ricompattare le sinergie, allo stato attuale, antitetiche, perché  perplessi  i cittadini dell’Italia meridionale, i quali conoscono bene la storia italiana e i suoi sviluppi

Certo dovrà  capovolgere le vecchie ideologie razziste che, purtroppo, esistono ancora, in  appelli alla solidarietà, alla  democrazia, all’unità politica dell’Italia, sottolineando la necessità di far crescere i territori meno ubertosi, come quel del Sud Italia, spronando soprattutto le nuove generazioni del Sud, le quali, con le loro energie, le loro capacità ed il loro entusiasmo,  sapranno capovolgere il destino del meridione d’Italia,  esaltandone  la cultura, la tradizione e la storia, che costituiscono un patrimonio davvero inestimabile su cui porre le basi della  rinascita di queste terre,  che sono state fonte di cultura e di affermazione per la nostra Italia.

Solo così si sovvertirà la scelta di chi vuole lasciare nella depressione il nostro mezzogiorno per trarne vantaggio e ricchezza per pochi.

Biagio Maimone

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