Russia. Alexei Navalny, oppositore di Putin, escluso dalle elezioni presidenziali

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Alexei Navalny, leader dell'opposizione russa è stato formalmente escluso dalla competizione nelle elezioni presidenziali del prossimo marzo

Agenpress – Il leader d’opposizione Alexei Navalny, è stato escluso dalle autorità responsabili delle prossime elezioni presidenziali in Russia. Il blogger e principale oppositore di Putin non potrà correre a causa di una condanna a cinque anni per frode. Lui si è sempre dichiarato vittima di una persecuzione giudiziaria e ha accusato il Cremlino di boicottare la sua candidatura. Navalny ha esortato tutti i suoi sostenitori a non partecipare al voto. Secondo i sondaggi l’attuale presidente Putin, che ha annunciato che si ricandiderà per la quarta volta, riuscirà facilmente a ottenere la rielezione, il che significa che rimarrà al potere fino al 2024.

“Vorrei richiamare l’attenzione su diversi fatti: in primo luogo un cittadino che è stato condannato al carcere per aver compiuto reati gravi o particolarmente gravi e che sta scontando una condanna per questi crimini non ha diritto ad essere eletto presidente della Federazione Russa”, ha detto il rappresentante della Commissione Elettorale Centrale russa.

Secondo i sostenitori di Navalny, Putin  avrebbe architettato i processi scaturiti nella condanna a 5 anni per appropriazione indebita proprio per metterlo fuori dalla gara elettorale, aveva esortato gli elettori a non partecipare al voto del prossimo marzo: “Stiamo dichiarando uno sciopero degli elettori. Chiediamo a tutti di boicottare queste elezioni. Non riconosceremo il risultato di queste elezioni”, ha dichiarato Navalny, dopo che tutti i 12 componenti della Commissione avevano votato contro la sua candidatura malgrado avesse raccolto le firme necessarie alla registrazione.

Navalny è stato condannato per la prima volta nel 2013, accusato di appropriazione indebita per 16 milioni di rubli (circa 500.000 euro) dalla compagnia di legname statale Kirovles mentre lavorava come consulente del governatore di Kirov. Il verdetto è stato annullato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, aveva espresso un parere di illegittimità per violazione dei diritti umani, indicando Navalny come prigioniero politico, obbligando il governo russo a versare allo stesso un indennizzo di 56mila euro. Nel novembre del 2016 la Corte Suprema russa ha impugnato tale verdetto, ribaltandolo e rinviando al Tribunale di Kirov il caso per una revisione della sentenza del 2013. Un nuovo processo alla Corte europea all’inizio di quest’anno ha ribadito l’illegittimità della decisione russa. Navalny era stato arrestato dalla polizia sulla porta di casa sua, a Mosca, lo scorso 12 giugno, prima che della protesta anti-corruzione organizzata dall’opposizione nel giorno della festa nazionale. Era stato condannato a 30 giorni di detenzione per “aver ripetutamente violato la legge sull’organizzazione di pubblici raduni”.

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