Verona. Clochard carbonizzato. Indagati due minori: “era uno scherzo”

0
272

Agenpress – “Era uno scherzo, non l’abbiamo fatto apposta”. Così avrebbero provato a giusitificarsi i due minorenni accusati dell’omicidio di Ahamed Fdil, un marocchino senza tetto di 64 anni, che aveva fatto dell’auto la propria casa dopo essere rimasto senza lavoro.

L’incendio  la sera del 19 dicembre a Santa Maria di Zevio (Verona). I residenti della zona hanno riferito agli investigatori che vedevano spesso i due ragazzi, di 13 e 17 anni, infastidire il clochard, tirandogli contro dei petardi. Una donna ha raccontato che anche quella sera dell’incendio aveva sentito un botto.

Negli ultimi mesi, infatti, secondo le testimonianze degli abitanti della zona, era divenuto l’obiettivo di un gruppo di bulli, che non perdevano occasione per dargli fastidio, tirando anche piccoli botti verso la sua vettura.

A indirizzare le indagini verso i due giovani, di origini straniere, sarebbero state anche le immagini delle telecamere di sicurezza.

Era arrivato dal Marocco nel 1990 per lavorare come operaio specializzato in una fabbrica della zona, a Zevio, a pochi chilometri da Verona. Poi è arrivata la crisi, gli esuberi, per finire a vivere in strada. Dormiva all’interno di una Fiat Bravo, auto che lo scorso 13 dicembre, intorno alle 20, è andata a fuoco.

L’uomo non è riuscito a liberarsi dalle fiamme. Una volta spento l’incendio, il suo corpo è rimasto in parte riverso verso l’esterno, all’altezza della portiera anteriore destra. Inizialmente, la prima ipotesi fatta è stata quella della tragica fatalità. Il senzatetto che si addormenta con la sigaretta in mano, il mozzicone che cade sulle coperte che cominciano a prendere fuoco. Ipotesi però smentita praticamente subito. Sono cominciate fin da subito a circolare delle voci, secondo le quali c’erano dei ragazzini che perseguitavano il clochard.

 

Commenti