Nel 2017 ammazzati 5mila cani a fucilate, molti uccisi dai cacciatori

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Agenpress – 5.000 cani uccisi a fucilate nel corso del 2017, di questi circa 3.000 appartengono ai cacciatori che li uccidono simulando spesso degli incidenti di caccia per poi chiedere i risarcimenti alle assicurazioni, mentre gli altri duemila sono stati ammazzati in quanto cani randagi. Il primo fenomeno riguarda i cacciatori prevalentemente delle regioni del nord-est dove i cacciatori sono ancora forti e in centro Italia (Abruzzo, Toscana, Umbria e Lazio)  Complessivamente sono oltre 500.000 i cacciatori italiani che dispongono di oltre un milione di cani, ogni anno molti di questi muoiono a causa di quelli che comunemente vengono chiamati incidenti di caccia, molto spesso uccisi a fucilate dai loro stessi proprietari in quanto anziani o semplicemente  inutilizzabili per le pratiche di caccia (zoppi, feriti o che hanno perso l’olfatto)  facendo poi passare l’abbattimento per un incidente di caccia al fine di chiedere poi l’indennizzo essendo i cani assicurati proprio come i cacciatori contro gli incidenti di caccia. Vi è poi il fenomeno degli ammazzamenti dei cani randagi, questi vengono sparati come forma di “prevenzione al randagismo” dalle segnalazioni raccolte, questi sono stati oltre duemila nel corso del 2017. In entrambi i casi si tratta di un reato penalmente perseguibile, anche se come per gli avvelenamenti questi delinquenti spesso, troppo spesso la fanno franca.

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