Igor Righetti. Il rimpianto di Alberto Sordi? “Non aver ricevuto l’Oscar”

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Agenpress – Il giornalista Igor Righetti, direttore del nuovo mensile “Mese per Mese” e del quotidiano online  “Mesepermese.it”, nipote del grande attore romano da parte della mamma Maria Righetti, svela sui suoi due giornali aneddoti e ricordi dell’Albertone nazionale la cui vita privata è sempre rimasta blindata. Righetti ha anche ideato la pagina ufficiale Facebook sul suo illustre zio (www.facebook.com/albertosordiforever) con curiosità, foto e ricordi di famiglia.

La riservatezza era una ragione di vita

A proposito della riservatezza dello zio, Igor Righetti sul quotidiano online Mesepermese.it da lui diretto racconta: “Mio zio aveva una vera e propria venerazione verso sua madre Maria Righetti, la persona più importante  della sua vita, che considerava come la Madonna: senza peccato. Era molto geloso della sua vita privata. Per Alberto la riservatezza era una ragione di vita e non amava l’ostentazione. A noi parenti diceva: ‘Le cose mie tenetele per voi. Quando non ci sarò più potrete raccontarle’”.

Il padre morì quando Alberto aveva appena vent’anni. L’aiuto dei parenti

“Il papà di Alberto, Pietro, morì nel 1940 – ricorda Igor Righetti – quando lui aveva appena vent’anni e non era ancora famoso. Quindi un po’ tutti i parenti gli sono stati vicini anche perché la mamma non lavorava e aveva altri tre figli che, a differenza di Alberto, avevano continuato a studiare. E ovviamente cinque persone non potevano certo vivere con il lavoro saltuario di Albertone come comparsa. Suo padre Pietro, musicista , non era affatto entusiasta che il figlio volesse intraprendere la carriera di attore in quanto conosceva bene le difficoltà del mondo dello spettacolo. Tanto è vero che, quando Alberto si ritirò  nel 1936 dall’Istituto d’Avviamento Commerciale ‘Giulio Romano’ di Trastevere,  lo mandò a Milano a lavorare dallo zio Pio Zocchi il quale aveva un’azienda che si occupava di impianti elettrici con commesse anche nel capoluogo lombardo. Non aveva mai amato la scuola perché lui voleva apprendere soltanto ciò che gli sarebbe servito per fare l’attore. ‘Tu non diventerai mai un grande attore’ gli diceva il padre Pietro. Bisogna lottare per affermarsi, per spiccare sugli altri ed è difficile, non ti illudere’. Per descrivere la personalità del padre, Alberto diceva che si era adattato a suonare il basso tuba, uno strumento di accompagnamento. Ammirava gli altri – affermava – ma di sé non parlava mai”.

Perché non ha mai voluto interpretare personaggi politici?

Igor Righetti risponde: “Diceva che recitavano già loro e che sarebbe stata una sovrapposizione inutile. Un politico, vero, Giulio Andreotti, con il quale aveva una profonda amicizia, lo ospitò sul suo taxi nel film ‘Il tassinaro’ del 1983. Negli anni Cinquanta la Democrazia cristiana gli chiese di fare il sindaco di Roma (non per un giorno, per i suoi 80 anni, come fece il 15 giugno del 2000 con Rutelli). Pur cattolico declinò l’invito. Altre proposte di entrare in politica le ricevette un po’ da tutti gli schieramenti politici. Affermava che nell’Italia politica degli ultimi anni ci fosse tanta mediocrità”.

Marchese del Grillo o marchese Sordi?

“Ad Alberto – svela Igor Righetti – era sempre piaciuto frequentare la nobiltà in quanto incuriosito dal loro modo di vivere e di pensare. Un suo sogno era quello di andare a letto con la Regina Elisabetta. Un suo caro amico appassionato di araldica, Alessandro Cutolo, dopo alcune ricerche scoprì che la famiglia Sordi poteva essere imparentata con i marchesi Sordi di Mantova. Alberto quindi andò a incontrare la marchesa Sordi e scoprì, con suo grande dispiacere, che non c’era alcuna parentela. Rimase però in contatto con la marchesa e tornò a Mantova molti anni dopo per la presentazione del suo film ‘Nestore’. Per l’occasione si incontrò con Benedetto,  il figlio della marchesa Sordi, la quale nel frattempo era deceduta.

Il suo rimpianto e il suo pensiero sui critici cinematografici

“Tuttora amato e conosciuto in tutto il mondo – dice Igor Righetti –  nella sua lunga carriera artistica durata oltre cinquant’anni ha ricevuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti: 9 David di Donatello, 6 Nastri d’argento, un  Orso d’oro e un Orso d’argento a Berlino, un Golden Globe e il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia ma aveva un rimpianto: quello di non essere mai stato candidato dall’Italia agli Oscar. Però era speranzoso, ricordava sempre che Charlie Chaplin lo aveva ricevuto a 83 anni. Invece Alberto è morto proprio a 83 anni ma l’Oscar non è mai arrivato. Ma forse il fatto di essere così popolare e così amato da tutte le fasce di età e di ceto sociale hanno giocato a suo svantaggio: per gli snob della cultura queste caratteristiche sono ancora oggi viste come negative. In effetti Alberto non ha mai amato i critici cinematografici e la loro aria di superiorità che faceva apprezzare i grandi talenti soltanto dopo morti. Diceva: ‘Questo è un Paese dove i critici si commuovono solo davanti ai sarcofagi’. Una soddisfazione, postuma, Alberto l’ha avuta a marzo del 2003, un mese dopo la sua morte: in un filmato in cui comparivano grandi attori e registi scomparsi come Billy Wilder apparve l’immagine del suo faccione in una sequenza del film  diretto da Ken Annakin ‘Quei temerari sulle macchine volanti’ del 1965. Oscar o meno continuerà a rimanere nella memoria di tutti”.

Nel suo articolo, Igor Righetti rivela anche alcune dichiarazioni sull’Albertone nazionale fatte da grandi attori e registi americani.

Dustin Hoffman: “Quello che ho imparato per fare l’attore comico lo devo ad Alberto Sordi”. Martin Scorsese: “Il volto di Alberto è stato un’inimitabile icona del genio espressivo italiano”. Jack Lemmon: “Il mio maestro è Alberto Sordi”. Francis Ford Coppola disse che “Il mafioso”, che Alberto girò nel 1962 con Alberto Lattuada, era il miglior film mai fatto sulla mafia. Robert De Niro, invece, conserva 100 cassette dei film di Alberto Sordi.

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