A Gioiosa Ionica il convegno “Paesaggio agrario e controllo del territorio nel Bruzio Romano”

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Agenpress. «Paesaggio agrario e controllo del territorio nel Bruzio Romano» è il titolo del convegno che si è svolto sabato 7 luglio, a Gioiosa Ionica, nella Locride.

Un evento di alto valore scientifico per gli studiosi, per gli appassionati di archeologia ed in particolare di una delle civiltà più misteriose e affascinanti che ha popolato queste terre. Ritrovamenti recenti, vecchie scoperte e collezionismo archeologico sono stati i temi del convegno che ha ospitato archeologi, storici e autorità che con i loro studi e ricerche stanno contribuendo alla ricostruzione storica di alcuni importanti siti del Bruzio Romano.

Ad introdurre i lavori è stata Albarosa Dolfin Romeo, presidente del Sidus Club da sempre impegnata nella valorizzazione dei beni culturali. A seguire la relazione propedeutica della professoressa Maria Caterina Aiello, presidente dell’Associazione Italiana di Cultura Classica (delegazione della Locride “Maria Stella Triolo”. Protagonista della serata è stato Battista Sangineto, professore di Metodologia della ricerca archeologica presso l’Università della Calabria, il quale ha spiegato che «la romanizzazione dei Bruttii si realizza e si completa fra il III ed il I secolo a.C.

L’analisi di questo processo è molto complessa e deve necessariamente inserirsi nel quadro dell’annessione a Roma della parte più meridionale della Penisola  e della graduale romanizzazione delle popolazioni che vi erano insediate». Per il prof. Sangineto «il primo pretesto per l’intervento di Roma in Italia meridionale, e nei Bruttii in particolare, lo offrono le tensioni socio-politiche che si manifestano a Thurii, antica nemica di Taranto, nel 282 a.C. Negli anni immediatamente successivi, tra il 273 ed il 272, Roma conquista tutte le città greche e le popolazioni indigene ribelli brettie». «A seguito di questa occupazione, nei primi decenni del III secolo a.C., – ha evidenziato il docente dell’Unical – si avvia la crisi di quel sistema cantonale – formato da pagi, vici e fattorie – che aveva determinato la relativa ricchezza dei Brettii i quali, nella prima metà del IV secolo a.C., avevano conquistato anche la costa tirrenica dell’attuale provincia di Cosenza e si erano organizzati in centri costieri di piccole dimensioni ed in agglomerati di fattorie.

Questo sistema insediativo brettio sembra, però, dissolversi già nei primi decenni del III secolo, probabilmente a seguito delle operazioni militari di Pirro. Nei decenni che precedono la guerra annibalica le città e i paesaggi agrari dei Bruttii offrono un quadro di generale impoverimento, conseguenza delle distruzioni della guerra pirrica e dei sommovimenti politico-sociali che interessano le poleis magnogreche. Una crisi – ha detto – che spinge alla ribellione contro Roma i Brettii e la maggior parte degli alleati Italioti, soprattutto dopo la sconfitta romana di Canne avvenuta nel 216 a.C.

È questo il contesto storico, politico e militare nel quale arriva Annibale, cui Brettii ed Italioti antiromani si alleano nella speranza di sottrarsi al giogo di Roma, ma la sconfitta e le conseguenze della guerra devastante determinano una crisi profonda ed una cesura netta nel tessuto economico ed insediativo dei Bruttii.

L’autentica e definitiva romanizzazione dei Bruttii sembra compiersi, dunque, solo dopo la fine della guerra annibalica». Sangineto tra l’altro ha acceso i riflettori sulla presenza delle villae e sul modo di produzione schiavistico. Inoltre ha avanzato nuove interpretazioni circa il Teatro Romano di Marina di Gioiosa Ionica.

In conclusione la professoressa Marilisa Morrone, archeologo, deputato Storia Patria, e presidente del circolo di studi storici”Le Calabrie”, ha fornito nuovi, inediti e straordinari documenti relativi alla Villa romana del Naniglio con approfondite riflessioni sull’abitato tardo antico. Informazioni ed ipotesi eccezionali che prossimamente saranno disponibili alla comunità scientifica in un apposito volume.

Elia Fiorenza

 

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