Delitto Mastropietro, avv. Verni: “Oseghale? Non è confessione, è solo la sua verità. Sta coprendo qualcuno?”

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Agenpress. Marco Valerio Verni, legale rappresentante della famiglia di Pamela Mastropietro, è intervenuto ai microfoni di “Legge o Giustizia” condotto da Matteo Torrioli su Radio Cusano Campus per commentare le ultime dichiarazioni di Innocent Oseghale.

“Un conto è una confessione e un conto è una verità di parte. Quello che ha detto Oseghale non ci coglie impreparati, è in linea col suo personaggio – ha detto Verni, riferendosi al fatto che il nigeriano avrebbe detto di non aver ucciso Pamela e che la ragazza sarebbe morta di overdose – versioni sempre contrastanti e spesso di comodo.

Questa era l’ultima volta che poteva dare la propria versione agli inquirenti prima di andare a giudizio ed ha utilizzato una storia che gli potesse permettere di alleggerire la sua posizione, ovvero che Pamela è morta di overdose e che lui si sarebbe limitato a compiere lo scempio sul suo cadavere”.

Gli esami autoptici però dicono che sia morta per le coltellate e non per overdose: “Il secondo esame autoptico è chiaro ed esclude l’overdose come possibile causa della morte, avvenuta per il dissanguamento a causa delle coltellate. È nel diritto dell’indagato mentire ma qui c’è un abuso che spero la Procura punisca.

Oseghale stesso, in passato, aveva chiamato in causa uno degli altri due indagati. Oseghale diceva che era uscito di casa e che Pamela era viva e rimasta sola con altre due persone e quando era tornato aveva trovato la ragazza già fatta a pezzi. A questo punto, se la Procura ha deciso di tirare fuori dal processo gli altri due indagati mi aspetto che la stessa Procura contesti il reato di calunnia ad Oseghale”. O

ra Oseghale dice invece che Pamela si è iniettata l’eroina, si è sentita male e che lui è uscito di casa a fare delle consegne, lasciando la ragazza in casa. Non sembra inverosimile? “Anche il racconto ultimo è pieno di dati contrastanti che sfiorano l’offesa all’umana intelligenza. Non posso credere che uno spacciatore si spaventi di fronte ad una persona che si sente male perché ha assunto droga.

Sarebbe come un chirurgo che si spaventa per un po’ di sangue. Inoltre, Pamela aveva paura degli aghi”. Esperti e consulenti hanno spiegato che quello scempio sul corpo di Pamela non poteva essere fatto da una persona sola e che erano intervenute mani esperte. Oseghale ha detto che fatto tutto da solo e che era la prima volta per lui. “Sarebbe stato un ottimo chirurgo se fosse vero che lo ha fatto per la prima volta. I consulenti della procura hanno parlato di precisione chirurgica. Qui sembra quasi che Oseghale voglia escludere la posizione di altri, come se avesse paura di fare i nomi dei complici”.

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