Funerali di Stato. L’Imam prega per le vittime. Bagnasco. “Genova non si arrende”

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Agenpress –  Conclusa la messa dei funerali di Stato per le vittime del crollo del ponte, celebrata dal vescovo di Genova, card. Angelo Bagnasco, a conclusione della preghiera, alla Fiera dove si sono tenuti i funerali di Stato, per le due vittime del crollo del ponte Morandi di fede islamica.

“Genova, che in arabo significa ‘la bella’, saprà rialzarsi. Le comunità islamiche pregano perché la pace sia con tutti voi. Che il Signore protegga l’Italia e gli italiani”,  ha aggiunto l’imam.

Il crollo del ponte Morandi “ha provocato un squarcio nel cuore di Genova: la ferita è profonda, fatta soprattutto dello sconfinato dolore” dei parenti delle vittime e dei dispersi e degli sfollati, ha sottolineato il cardinale Bagnasco nella sua omelia, seguita alle letture dal Libro di Giobbe e dal Vangelo di Matteo. “Sappiamo che qualunque parola umana, seppure sincera, è poca cosa di fronte alla tragedia, così come ogni doverosa giustizia nulla può cancellare e restituire.L’iniziale incredulità e poi la dimensione crescente della catastrofe, lo smarrimento generale, il tumulto dei sentimenti, i ”perché” incalzanti, ci hanno fatto toccare ancora una volta e in maniera brutale l’inesorabile fragilità della condizione umana”, ha poi detto Bagnasco, ma Genova “non si arrende” e “l’animo del suo popolo continuerà a lottare come già altre volte”.

“Ci auguriamo che i numerosi sfollati non solo trovino temporanea ospitalità, ma che possano ritrovare presto il necessario calore della casa”.

Nonostante la tragedia e il dolore, “proprio dentro a questa esperienza, che tutti in qualche modo ha toccato, si intravvede un filo di luce. Quanto più ci scopriamo deboli ed esposti, tanto più sentiamo che i legami umani ci sono necessari: sono il tessuto non solo della famiglia e dell’amicizia, ma anche di una società che si dichiara civile”.

“Gesù mostra che di Dio ci possiamo fidare anche se non sempre ci sono chiare le vicende umane. La fede, infatti, non dissipa tutte le nostre tenebre, ma illumina il cammino passo dopo passo, giorno dopo giorno. La sua risposta ai nostri tormenti – ha detto il vescovo – è innanzitutto una presenza che ci accompagna: Gesù crocifisso, e la Madonna sotto la croce del Figlio, sono l’immagine e il segno più evidenti che il Signore non ci abbandona, ma ci precede”

Dopo la tragedia “è l’ora della grande vicinanza. Siamo certi che nel cuore di ognuno stia crescendo per Genova un amore ancora più grande, convinto che essa lo merita, che non può essere dimenticata da nessuno, e che la sua vocazione è scritta nella sua storia di laboriosità e di tenacia, oltre che nella sua posizione di porta fra il mare e il continente”, ha poi concluso l’arcivescovo chiudendo la sua omelia.

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