Trattativa Ilva. Dichiarazione Sen. Teresa Bellanova

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Agenpress. “A 35 giorni dal 15 settembre, quando saranno ormai completamente dissanguate le risorse dell’Amministrazione straordinaria, il Governo Conte e il Ministro Di Maio non riescono ancora a dire nulla di sensato su cosa hanno in mente per Ilva. Tantomeno – al netto di vaghe dichiarazioni confuse e contraddittorie – avanzano una proposta concreta da cui far ripartire il tavolo di trattativa.

Se pure non è stata ritenuta, dalle organizzazioni sindacali, sufficiente la proposta avanzata nel maggio scorso come base di discussione tra le parti, ora fingere di ignorarla da parte del governo è doppiamente colpevole. Quella ipotesi di accordo prevedeva da subito 10mila
lavoratori assunti da Arcelor Mittal, cui venivano garantiti i diritti economici e normativi acquisiti inclusa l’anzianità di servizio e l’articolo 18, e almeno ulteriori 1.500 a tempo pieno assunti da una società costituita con la partecipazione di Invitalia. Prevedeva strumenti per gli esodi incentivati comprese 100mila euro a lavoratore oltre alla cassa integrazione fino al 2023 e l’impegno di AM a supportare il perseguimento della stabilità occupazionale per tutti i dipendenti Ilva. Garantiva ai lavoratori restanti la permanenza in AS per le opere di ambientalizzazione e indicava le garanzie occupazionali per tutti i lavoratori coinvolti nel processo di rilancio dell’Ilva perché avessero garanzie di continuità occupazionale a tempo indeterminato. Rafforzava le misure sulla tutela e sulla salvaguardia ambientale e contemplava le azioni specifiche per Genova, a partire dall’Accordo di Programma, e per Taranto, con uno specifico Protocollo d’Intesa.

Una base di partenza che, ne siamo certi, la discussione tra le parti sarà utilmente in grado, se immediatamente riconvocata e messa nelle condizioni di operare, di ampliare e ulteriormente rafforzare con elementi migliorativi.

Ecco perché il gioco del Ministro Di Maio è pericolosissimo: relega la trattativa a un ruolo del tutto secondario e fino a questo momento ineffettuale, affida ad altri il confezionamento di alibi di non specificata natura, non chiarisce se per questo Governo l’Ilva è una azienda strategica di interesse nazionale come finora affermato, anche per legge, dai Governi precedenti e dal Parlamento.

Dinanzi alla enorme delicatezza e complessità della vicenda sarebbero state necessarie ben altre autorevoli assunzioni di responsabilità e alla fine a pagare questo colpevole vuoto saranno solo i lavoratori, l’ambiente, la salute dei cittadini, le imprese dell’indotto e quelle della filiera che ha bisogno come il pane dell’acciaio dell’Ilva, i territori coinvolti. Nessun gioco dello scaricabarile, per quanto ad effetto, riuscirà a mistificare questa verità”.

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