“Messico in bilico”: 7000 migranti in fuga versi gli USA e +18000 omicidi nel 2018

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Agenpress – Situazione sempre più esplosiva in Messico dove più di 7000 migranti della carovana salgono il Centroamerica verso gli Stati Uniti. Trump ha allertato l’esercito per contrastare il fenomeno. Nel paese aumenta il caos e gli enormi squilibri sociali, facendo raggiungere il 2018 l’anno del record di omicidi con 16.000 persone uccise solo nella prima metà dell’anno.

La giornalista Fausta Speranza, dell’Osservatore Romano, vincitrice del Premio al Giornalismo Internazionale 2018, per il reportage Tv “Il Messico tra record di violenza e di bellezza” andato in onda a giugno 2018 su TV2000. Nel suo libro: “Messico in bilico narra il viaggio da vertigine nel paese dei paradossi”.  Il paese,  ago della bilancia delle sorti delle Americhe e fulcro del mercato della droga che arriva fino all’Italia fra profonde differenze sociali e ingiustizie, ma anche molta cultura e tradizioni.

“Muovendosi tra dimensioni umane e sociali e lambendo versanti politici e geopolitici, questo libro offre un biglietto per un viaggio da vertigine sulle “montagne russe” dei paradossi messicani. Un repentino, brusco rimbalzo tra estremi di bellezza ed eccessi di violenza: viaggiare in Messico significa questo. Viverci vuol dire tutto questo. Il Paese più a sud dell’America del Nord ammalia con il suo fascino, ma è difficile muoversi da cronista per andare in cerca delle persone e delle storie vere che entrano nelle drammatiche statistiche sulla criminalità e sul narcotraffico. Quando le trovi, l’impatto è scioccante. Il Messico ti sconvolge con la nitidezza dei suoi colori, ma quasi ti assuefà agli intrecci tra smerci di droga, armi ed esseri umani. Ti risveglia al sorriso con la piacevolezza della cucina, ma ti colpisce con un pugno allo stomaco per la familiarità con la corruzione. Ti fa sentire accolto dalla giovialità della sua gente, ma ti spiazza con l’omertà. Ti porta in alto con la sua radicata spiritualità, ma ti atterrisce con la banalizzazione del valore della vita umana”.

Così si presenta “Messico in bilico. Viaggio da vertigine nel Paese dei paradossi”, il libro di Fausta Speranza, giornalista che lavora alla redazione esteri de “L’Osservatore Romano” dal 2016 (prima donna a occuparsi di politica internazionale), dopo 25 anni al radiogiornale di “Radio Vaticana”, con ruolo di inviata. Ha collaborato per anni con “Limes”, “RadioRai”, “Famiglia cristiana” e – occasionalmente ma pubblicando in “Prima pagina” – “Corriere della Sera” e “Il Riformista”. Ha vinto nel 2017 il Premio giornalismo di cultura di Israele e nel 2011 il Premio Giornalismo Parlamento europeo, sessione radio. Coautrice, con altri otto giornalisti, del libro “Al mio paese. Sette vizi. Una sola Italia” (Edimedia Ed.), che ha ispirato un cortometraggio, uno spettacolo teatrale e un concorso per giovani su “la Repubblica”.

“È nel Messico che si gioca il destino delle Americhe, Stati Uniti in testa”, scrive il direttore di Limes Lucio Caracciolo. “Storia, tradizioni, religione, corruzione, droga, violenze diffuse, le cruciali relazioni con gli Stati Uniti, il Nafta e la questione migratoria: tutto è riunito in questo volume che abbonda di dati e storie di vita comune”, aggiunge il direttore dell’Ispi Paolo Magri.

Il libro è ricco di dati e di testimonianze di vittime della violenza, molto difficili da ottenere nel più meridionale dei paesi dell’America del nord visto l’altissimo livello di corruzione e di impunità che crea autentico terrore tra la gente. Insieme con riferimenti alle connivenze internazionali che portano fino all’Europa. Non mancano storie di solidarietà e di speranza. O analisi dello scenario sociopolitico che si presenta per la nuova presidenza di Andrés Manuel López Obrador.

Proprio tra fine ottobre e novembre si svolge in Messico il Festival de las calaveras, Festival dei teschi. “Tutto ha i colori accesi – spiega l’autrice – e tutto sembra tornare nell’immagine della Catrina, una statuetta di donna, o meglio uno scheletro elegantemente vestito e abbigliato, che suscita tristezza e simpatia, mistero e irriverenza: un magnifico elogio dell’ironia che sembra confondere e riscattare in Messico qualunque paradosso e dualità”. La Catrina è anche simbolo della società opulenta e morta, del contrasto tra povertà e ricchezza, della sfida cruciale tra Nord e Sud del mondo.

 

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