Papa: la preghiera ci libera dalla disperazione

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Agenpress. Papa Bergoglio ricorda che nel “Padre nostro” non “ci sono preamboli”, ma “confidenza” e “fiducia filiale”.

La preghiera del “Padre nostro” affonda le sue radici nella realtà concreta dell’uomo. Ad esempio, ci fa chiedere il pane, il pane quotidiano: richiesta semplice ma essenziale, che dice che la fede non è una questione “decorativa”, staccata dalla vita, che interviene quando sono stati soddisfatti tutti gli altri bisogni. Semmai la preghiera comincia con la vita stessa. La preghiera – ci insegna Gesù – non inizia nell’esistenza umana dopo che lo stomaco è pieno: piuttosto si annida dovunque c’è un uomo, un qualsiasi uomo che ha fame, che piange, che lotta, che soffre e si domanda “perché”.

La preghiera non solo precede la salvezza, ma in qualche modo la contiene già, perché libera dalla disperazione di chi non crede a una via d’uscita da tante situazioni insopportabili.

Taluni, in passato, hanno abbracciato la teoria che la “preghiera di domanda sia una forma debole della fede”, mentre quella “più autentica” è quella della “lode pura, quella che cerca Dio senza il peso di alcuna richiesta”. Ma questo, rimarca il Pontefice, non corrisponde al vero.

La fede [preghiera] di domanda è autentica! È spontanea! È un atto di fede in Dio che è il Padre, che è buono, che è onnipotente. È un atto di fede in me, che sono piccolo, peccatore, bisognoso. E per questo la preghiera, per chieder qualcosa, è molto nobile. Dio è il Padre che ha un’immensa compassione di noi, e vuole che i suoi figli gli parlino senza paura, direttamente: “Padre” o nelle difficoltà: “Ma Signore, cosa mi hai fatto?”. Direttamente. Per questo gli possiamo raccontare tutto, anche le cose che nella nostra vita rimangono distorte e incomprensibili.

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