Fermò una partita per razzismo. Nel giro di pochi mesi è passato da dirigere in serie A ai campi di periferia degli Allievi

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Claudio Gavillucci, arbitro appartenente alla sezione Aia di Latina e con un curriculum di tutto rispetto alle spalle; ben 50 partite dirette in serie A fino al 20 maggio scorso


Agenpress. Nella settimana delle polemiche per gli ululati razzisti indirizzati da alcuni tifosi interisti a Kalidou Koulibaly, emerge anche un’altra storia poco edificante legata al mondo del calcio. Ne è protagonista Claudio Gavillucci, arbitro appartenente alla sezione Aia di Latina e con un curriculum di tutto rispetto alle spalle; ben 50 partite dirette in serie A fino al 20 maggio scorso. Da allora, infatti, il fischietto pontino è stato declassato fino a ritrovarsi addirittura ad arbitrare nella categoria Allievi.

L’ultimo match diretto da Gavillucci è stato quello tra Vis Sezze e Tor De’ Cenci, in un campo di periferia, lo scorso 3 dicembre. Nella delibera del Comitato dell’Aia e pubblicata con comunicato stampa  30 giugno 2018 che ne ha disposto la dismissione si menzionano generiche “valutazioni tecniche”. Nella carriera di Gavilucci non si segnalano errori indimenticabili in serie A e di certo il suo andamento è paragonabile a quello della media dei suoi colleghi. L’unico episodio per il quale il fischietto pontino si è distinto nel corso delle sue 50 partite in massima serie A e che lo rende speciale, è avvenuto il 13 maggio del 2018.

A Genova, stadio Marassi, si giocava la 37esima giornata e ad affrontarsi erano la Sampdoria di mister Giampaolo e il Napoli allora guidato da Sarri. Al 31′ minuto della ripresa e dopo aver ascoltato l’ennesimo coro che inneggiava al Vesuvio da parte di un gruppo di tifosi blucerchiati, Gavilucci prese la decisione di sospendere la partita per tre minuti, applicando alla lettera il regolamento. L’interruzione avveniva dopo che non avevano sortito alcun risultato i due annunci fatti dallo speaker dello stadio. Un gesto senza precedenti, quello di fermare un match per cori di discriminazione territoriale. Un episodio che non ha portato fortuna all’arbitro pontino che si è trovato a fine stagione ultimo nella classifica del rendimento. Quest’aspetto non determina quasi mai un declassamento da parte dell’Aia, è successo soltanto una volta con Michele Cavarreta nel 2008-09.

Per questo motivo, Gavilucci ha deciso di fare ricorso. Nel testo della contestazione fatta dai legali del fischietto, si legge “in assenza di adeguate motivazioni, senza peraltro che tale decisione fosse previamente conosciuta/o conoscibile, dunque trasparente, e attuata in un momento di parità di valutazioni, individuabile solo all’inizio della stagione sportiva, dunque in assenza di imparzialità, comporta la assoluta illegittimità del provvedimento assunto ed oggi impugnato”.

Gavilucci non è stato “declassato” perché ha fermato il match a causa dei cori discriminatori, ma la dismissione – evento rarissimo, come visto – dell’unico arbitro ad aver compiuto un gesto simile sa un pò di beffa per un mondo del calcio italiano in cui spesso ci si lamenta di non avere abbastanza coraggio contro il razzismo. I fatti di Inter – Napoli hanno riportato alla ribalta il nome di questo coraggioso e sfortunato arbitro che ha avuto la forza di interrompere il gioco. Una procedura non solo prevista dal regolamento ma che andrebbe seguita sempre, come dimostra il rimprovero dell’Uefa per il mancato rispetto del protocollo anti-razzismo sul caso Koulibaly.

In Terris

 

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