I malati di tumore pensano al suicidio molto di più rispetto a chi non ce l’ha

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Agenpress – “Anche se il cancro è una delle principali cause di morte negli Usa la maggior parte dei malati non muore di tumore, ma di solito per un’altra causa, tra cui il suicidio. L’angoscia e la depressione possono derivare dalla diagnosi, la terapia, lo stress finanziario e altre cause, e portare al suicidio”.

E’ quanto dice Nicholas Zaorsky, coordinatore dello studio  della Penn State university, pubblicato sulla rivista Nature Communications.

Dall’analisi dei dati, i ricercatori hanno visto che 13.311 malati, pari allo 0,15%, erano morti per suicidio: un tasso quattro volte maggiore di quello della popolazione generale, e doppio rispetto all’ultima misura fatta sui malati nel 2002.

“E’ importante l’età a cui ci si ammala e il tipo di cancro.  Le terapie per la leucemia e tumore al testicolo, negli adolescenti e giovani, possono far calare la fertilità del paziente. Il che sembra un fattore di rischio per il suicidio nel lungo termine”.

Analizzando i dati di 8 milioni di americani ammalatisi di tumore tra il 1973 e 2014, i ricercatori hanno visto che le probabilità di togliersi la vita erano maggiori tra gli uomini bianchi, i pazienti a cui la malattia era stata diagnosticata in giovane età, chi aveva un tumore a polmoni, testa, collo, testicoli e linfoma. Mentre sono stati compiuti molti progressi nelle terapie, non si è invece lavorato abbastanza per vedere come il cancro influisce a livello emotivo e mentale sui pazienti.

Il rischio di togliersi la vita cala cinque anni dopo la diagnosi, rimane invece alto per chi ha il linfoma di Hodgkin e il tumore al testicolo.  Invece i pazienti più anziani, cui viene diagnosticato il tumore al polmone, prostata, testa e collo, sono più a rischio di suicidio nel resto della loro vita”.

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