Milano. Presentazione del Libro di Giovanni Grasso “Il Caso Kaufmann”

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da sin. Roberto Fusco, Ferruccio De Bortoli, Giovanni Grasso, Achille Colombo Clerici

Il libro di Giovanni Grasso presentato dalla Senatrice Liliana Segre e dal giornalista Ferruccio De Bortoli


Agenpress. “Ad un certo punto della mia vita di bambina ho notato come a scuola e per strada ero indicata a dito, derisa, non venivo più invitata alle festicciole dei coetanei obbligati dai genitori a non giocare con me”. E’ l’isolamento sociale, prodromo  di ben altri, terribili eventi, che Liliana Segre, senatrice a vita della Repubblica, superstite dei campi di concentramento nazisti, denuncia alla presentazione del libro “Il caso Kaufmann” di Giovanni Grasso (Rizzoli editore). Con lei e con l’autore, a commentare la pagina nera d’Europa, il giornalista e scrittore Ferruccio De Bortoli, presidente onorario della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, moderatrice la giornalista Mia Ceran; l’attrice  Cristiana Capotondi ha letto alcuni passi del libro. Tra i numerosi presenti all’evento svoltosi nella Galleria Rizzoli di Milano, il direttore della Banca d’Italia Giuseppe Sopranzetti, il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, Lino Duilio, Paolo Balboni, Giorgio Sacerdoti,  Roberto Fusco, Antonio Ivan Bellantoni.

De Bortoli, da sempre ottimo cronista dei fatti della vita e dell’economia, sfogliando i giornali dell’epoca ha scovato riferimenti che trovano eco nell’attualità dei giorni nostri: quali un articolo intitolato “Com’è organizzata la pacchia”, riferentesi ad un presunto ‘coordinamento’ degli ebrei; ed altri che indicavano il loro numero in Italia,  l’8% dell’intera popolazione di 45 milioni di abitanti, pari a 3.600.000, quando in realtà erano 45.000.  Elementi di un meccanismo di propaganda, purtroppo sempre valido, che avvelena menti e coscienze, e che spinge una società in crisi a cercare un capro espiatorio. Dagli untori della peste agli ebrei. Ed oggi?

Il libro, “Il caso Kaufmann”, che origina da un fatto vero, ma che Giovanni Grasso –  giornalista, saggista e autore televisivo, consigliere per la stampa e la comunicazione e direttore dell’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica – ha trasformato in romanzo storico: è stato scritto in un anno, ma ha dovuto aspettarne altri venti prima di trovare un editore. Narra una sovversiva, per i tempi,  storia d’amore tra un anziano ebreo e una giovane ariana e descrive l’atmosfera nella quale le discriminazioni razziali si impossessarono della gran parte delle menti tedesche. “Quando tutti erano nazisti, dire “democratico“ a qualcuno era un insulto, peggio che dirgli ladro, mascalzone o carogna” fa dire molti anni dopo alla portinaia che faceva le pulizie per Leo Kaufmann.

A sconvolgere la sua esistenza, nel dicembre del 1933, è una lettera. Kurt, il suo migliore amico, gli chiede di prendersi cura della figlia Irene e di aiutarla a stabilirsi a Norimberga. Kaufmann ha sessant’anni, è uno stimato commerciante ebreo, vedovo, e presidente della comunità ebraica di Norimberga – vittima, in quegli anni, della persecuzione nazista. Irene si presenta da subito come un raggio di sole a illuminare la vita di Leo. Ha vent’anni, è bella, determinata e tra i due si instaura un rapporto speciale fatto di stima, affetto, ma anche di desiderio. Però è ariana, e le leggi razziali stabiliscono che il popolo ebraico è nemico della Germania. L’odio, sapientemente fomentato dal governo nazista, entra pian piano nelle vite dei comuni cittadini e le stravolge. Diffidenza e ostilità prendono il posto di rispetto e stima. Gli sguardi si abbassano, i sorrisi si spengono. E quando anche la Giustizia, nelle mani dello spietato giudice Rothenberger, si trasforma in un mostro nazista, per l’onestà e la verità non ci sarà più scampo.

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