Intervista a Barbara D’Urso: “Tacendo non aiutate i vostri uomini violenti”

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Agenpress. “Della lotta contro la violenza sulle donne ho fatto una battaglia che porto avanti da undici anni. Da quando conduco i programmi pomeridiani di Canale 5 ho sempre messo questo tema al centro, è una priorità della mia vita”. Non solo talk e intrattenimento, Barbara D’Urso conosce come pochi la televisione e sa che rappresenta uno strumento potentissimo per veicolare messaggi: anche nei panni della Dottoressa Giò, la fiction andata in onda pochi giorni fa e che ha riscosso grande successo, ha voluto affrontare il problema della violenza sulle donne perché ogni mezzo è utile per assistere chi è in difficoltà e risvegliare coscienze. Tutto il suo lavoro di comunicatrice in questa direzione è all’insegna di uno slogan: “Chi ti picchia non ti ama”.

Dove nasce “Chi ti picchia non ti ama”?
“E’ il marchio di fabbrica che accompagna tutti i passaggi delle mie trasmissioni quando parliamo di violenza sulle donne. Un timbro che faccio mettere e che appare sugli schermi a casa. Sono parole che vanno al di là dello slogan. Obbligano a riflettere”.

E’ rivolto alle donne ma non solo…
“Da undici anni dico alle donne che subiscono maltrattamenti che devono denunciare e scappare da uomini violenti. Lo devono fare per loro stesse ma anche per i partner. Purtroppo alcune vittime di violenze si convincono che, rimanendo accanto al marito o al compagno violento, possono guarirlo. Non è così. Quegli uomini devono essere curati da personale preparato a farlo. Noi non possiamo cambiarli. Anche se dopo le botte si mettono in ginocchio, baciano i piedi, chiedono scusa e promettono che non lo faranno più. Non è vero. Picchieranno di nuovo. E non parlo solo di fidanzate, mogli e compagne. Spesso anche le madri subiscono le violenze dei figli”.

A dicembre lei ha ospitato nella sua trasmissione il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che, in quell’occasione, ha illustrato il disegno di legge ‘Codice Rosso’, realizzato insieme al ministro Giulia Bongiorno, per accelerare i tempi di risposta della giustizia dopo la denuncia. Una corsia preferenziale, come al Pronto Soccorso. Come giudica questa proposta?
“Lo ritengo un provvedimento utilissimo, da adottare sicuramente assieme a molti altri. Nella Dottoressa Giò – che si ispira alla figura di una vera dottoressa, Vittoria Donetti, ideatrice del protocollo Codice Rosa, una persona veramente straordinaria – mi batto perché nell’ospedale dove lavoro venga aperto un centro per l’accoglienza delle donne vittime di violenza. Beh qui la fiction è direttamente collegata con la realtà”.

Ci spieghi…
“Trovo inconcepibile che in tutti gli ospedali d’Italia non ci sia un centro che accolga e assista immediatamente le donne che arrivano dopo essere state violentate o picchiate, che non ci sia una struttura ad hoc con personale specializzato che si prenda subito cura di loro e non solo dal punto di vista strettamente medico. E, a proposito di connessione tra realtà e fiction, le dico un’altra cosa”.

Prego…
“Mentre venivano trasmesse le puntate della Dottoressa Giò su Twitter l’hashtag ‘chi ti picchia non ti ama’ andava in tendenza. Cioè l’argomento trattato nella fiction veniva discusso e affrontato sui social perché è un problema vero, sentito, reale. A questo deve servire il mezzo televisivo. E io continuerò ad affrontarlo con i miei ospiti in trasmissione. ‘Chi ti picchia non ti ama’ va avanti. E non si ferma”.

Massimo Filipponi

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