“La sofferenza non va di moda”. L’on. Michela Brambilla contro le pellicce

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Agenpress – Duplice appello dell’on, Michela Vittoria Brambilla, in occasione della “settimana della moda”, contro le pellicce: alle signore, “perché non si vestano di cadaveri” e al Parlamento, perché approvi finalmente la proposta di legge, a firma Brambilla, per vietare l’allevamento di animali da pelliccia, seguendo l’esempio di 18 tra Regioni e Paesi europei che l’hanno già fatto e recependo i segnali che vengono dalla società e dall’interno stesso del “sistema moda”.

Il messaggio della campagna è veicolato in un video che la paladina degli animali ha girato con dei cincillà, animali tradizionalmente allevati (non più in Italia) per ricavarne pellicce. “C’è un solo modo – dice nella clip l’on. Brambilla – per avere addosso la soffice pelliccia dei cincillà: riempirli di coccole. Signore, non vestitevi di cadaveri!”. (Il video spot della campagna é scaricabile al link https://drive.google.com/open?id=1pC-2jZBsEQeuCYCaEUoRPb7JCIszd5DG e visionabile sul canale YouTube dell’associazione al link https://m.youtube.com/watch?v=bn9IZjIIsIE ).

“Il Parlamento dovrebbe voltar pagina sulle pellicce invece di insabbiare la mia proposta di legge in materia”, afferma, intervenendo all’evento “La sofferenza non va di moda”, la presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente. “Sono ormai molti – prosegue – e di assoluto prestigio, i marchi e le case di moda che hanno detto no alle pellicce (da ultimo Chicco, Gaultier, Furla, Versace, Gucci, Armani) e ben 18 le regioni o i paesi europei che hanno deciso di bandire, del tutto o parzialmente, o di eliminare gradualmente l’allevamento di animali da pelliccia. Hanno cioè avuto il coraggio di mettere da parte interessi economici anche rilevanti (l’Olanda, ora proibizionista, era uno dei maggiori produttori europei) e di optare per una “moda etica”. Esattamente ciò che chiede la stragrande maggioranza degli italiani (l’86,3 per cento secondo l’ultimo rapporto Eurispes che ha affrontato il tema, nel 2016). Esattamente – ricorda la parlamentare di Fi – ciò che chiede la mia proposta di legge ridepositata all’inizio anche di questa legislatura con il numero 99: “Divieto di allevamento, cattura e uccisione di animali per la produzione di pellicce”.

“La pelliccia – aggiunge l’ex ministro in conferenza stampa – è un indumento non più funzionale, superato dal progresso tecnologico, bandito dal bon ton e, per dirla tutta, piuttosto volgare: non ha nulla a che fare con la bellezza e con l’eleganza. Anzi, è incredibile che in nome del lucro, del capriccio e della vanità, milioni di animali debbano ancora soffrire nelle gabbie degli allevamenti o siano strappati al loro ambiente naturale, e uccisi. Della pelliccia si può e si deve fare a meno”.

La proposta di legge Brambilla prevede la dismissione degli allevamenti esistenti, l’affidamento degli animali ad associazioni protezionistiche o, se possibile, la loro reimmissione in natura, l’estensione delle fattispecie di reato previste dall’articolo 544 bis (uccisione di animali “per crudeltà o senza necessità”) del Titolo IX-bis del codice penale alle attività di allevamento, cattura e uccisione di animali per la principale finalità di utilizzarne la pelliccia. Inoltre, in aggiunta alle pene già stabilite per la violazione dell’articolo 544 bis del codice penale, ovvero la reclusione da quattro mesi a due anni, la proposta di legge prevede che chiunque allevi animali con la finalità di commercializzarne le pellicce o produca, commercializzi a qualunque titolo pellicce ricavate da animali allevati, catturati o uccisi in Italia sia punito con l’ammenda da euro 1.000 a euro 5.000 per ciascun animale. Ne conseguono la confisca degli animali vivi e la distruzione del materiale di origine animale prodotto in violazione della legge.

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