Roma. Con un blitz rimpatriata la figlia dell’ex ambasciatore nord-coreano Jo Song-gil

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Jo Song-gil, ex ambasciatore reggente a Roma

Agenpress – Sarebbe stata prelevata con un blitz a Roma a novembre e riportata a Pyongyang la figlia 17enne dell’ex ambasciatore nord-coreano a Roma Jo Song-gil, di cui si sono perse le tracce dopo la probabile diserzione dal regime di Kim Jong-Un. La studentessa non è riuscita a unirsi ai genitori nella fuga ed è stata rimpatriata a forza, ha riferito da Seul l’ex vice ambasciatore nord-coreano a Londra, Thae Yong-ho, che aveva a sua volta disertato nel 2016, citato dall’agenzia di stampa sud-coreana Yonhap.

La ragazza “è stata rimpatriata a Pyongyang con la forza dall’Italia, dopo che il padre diplomatico è scomparso a novembre in un apparente tentativo di chiedere asilo”, ha affermato l’ex diplomatico spiegando che fonti interne gli hanno riferito che la ragazza si trova “sotto la custodia” delle autorità nord-coreane. “Non so per certo quanti figli Jo avesse”, ha aggiunto, “ma quella che stava in Italia è stata rimandata in Corea del Nord. Jo, al momento, è con sua moglie”.

Il pericolo di rappresaglie sulla figlia, ha proseguito Thae Yong-ho, è il motivo per cui non ha rinnovato l’invito all’ex ambasciatore a Roma (con cui aveva lavorato al ministero degli Esteri) a raggiungere la Corea del Sud, meta tradizionale per i disertori nord-coreani. La punizione che tocca ai familiari di chi ha disertato in Corea del Sud è peggiore di quella di chi sceglie un altro Paese per la fuga.  Jo Sing-Gil, 47 anni, che parla un buon italiano, è sparito nel nulla a novembre insieme alla moglie, un anno dopo la nomina a incaricato d’affari a Roma per rimpiazzare il suo predecessore Mun Jong-Nam espulso dall’Italia per protesta contro gli esperimenti missilistici di Kim. Secondo fonti di Seul, si troverebbe sotto la protezione di servizi segreti occidentali in attesa di ottenere asilo negli Stati Uniti. Della figlia, che studiava a Roma, non si sapeva nulla. Non è chiaro se Jo Sing-Gil avesse pianificato la sua diserzione o se lo abbia deciso dopo essere stato richiamato in patria, temendo di finire vittima di una delle tante epurazioni del regime.

Di certo era considerato un elemento fidato: anche suo padre e suo suocero erano ambasciatori e gli era stato concesso di portare a Roma i familiari che di solito vengono trattenuti in patria per tutelarsi dal rischio diserzioni. Jo era tornato in Italia con un nuovo mandato diplomatico a maggio del 2015, divenendo incaricato d’affari e quindi reggente della sede fino a novembre 2018, a seguito dell’espulsione dell’ambasciatore Mun Jong-nam a ottobre 2017 in risposta al sesto test nucleare fatto dal Nord appena un mese prima. Un think tank sudcoreano stima che solo nel 2018 solo nel 2018 Pyongyang abbia silurato oltre 50 alti funzionari contrari alla linea della distensione con gli Stati Uniti.

 

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