Legittima difesa. Scontro Pd-FI. “Franchi tiratori” nelle file del M5S. Salvini: “domani l’approviamo”

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Agenpress – “Domani la approviamo”, ha assicurato Matteo Salvini lasciando l’Aula di Montecitorio, dove è in corso la discussione sulla legittima difesa. “Ci sono problemi, ci saranno modifiche? No, chiudiamo domani”, ha assicurato il vicepremier.

Ma alcuni deputati della maggioranza avrebbero votato a favore dell’emendamento del Pd all’articolo 1 del ddl sulla legittima difesa, grazie allo ‘scudo’ del voto segreto chiesto dai Dem. E’ quanto si deduce dai tabulati della votazione. L’emendamento è stato bocciato con 366 no e 125 sì su 491 deputati presenti. Ma sommando i voti del Pd (92) e di Liberi e uguali (12) si arriva a 104. Aggiungendo i voti del gruppo Misto, in cui le posizioni sono diverse fra loro, si arriva a quota 119. Restano probabilmente almeno una decina di ‘franchi tiratori’, considerando anche che una trentina di deputati 5 Stelle non hanno partecipato al primo voto, perché assenti.

Per molti deputati pentastellati il provvedimento sulla legittima difesa resta più che indigesto, anche al di là delle guerre di posizione. Il problema, insomma, appare essere la solita incolmabile distanza politica e ideologica che, con buona pace del contratto, resta e si allarga tra i due partner di governo. Non a caso fra gli assenti spiccavano i nomi di parlamentari M5S che hanno ampiamente manifestato perplessità sulla misura: da Valentina Corneli a Yana Ehm, da Riccardo Ricciardi a Doriana Sarli e Gilda Sportiello.

Nei banchi del governo, inoltre, erano presenti solo esponenti leghisti. Dunque, al netto delle ostentazioni di sicurezza, è evidente che all’interno delle due anime del governo le fibrillazioni (anche) su questo tema sono tutt’altro che rientrate. Un problema non da poco per Salvini, per il quale la legittima difesa è provvedimento di bandiera forse perfino più di quanto la Tav lo sia per i grillini.

Durante la discussione si è verificato uno scontro verbale tra Pd e Forza Italia,  in mezzo ai “colleghi muti” dei 5 Stelle, come li ha definiti il deputato Pd ed ex ministro della Giustizia Andrea Orlando. Le prime scintille sono scoppiate quando Forza Italia ha sottolineato, con soddisfazione, che si tratta della “prima misura di centrodestra di questo governo”, ha detto Roberto Occhiuto.

“E’ un modello normativo civile  su cui, da opposizione, collaboriamo a un testo che viene chiesto dall’intero Paese”. Non solo sulla riforma della legittima difesa in sé (inutile secondo il Pd perché una normativa esiste ed è efficace) ma soprattutto sul sostegno al ddl da parte di FI, al fianco di Lega e M5s, si è scagliato il Pd: “Vi interessa solo per avere qualche voto in più, a questo vi siete ridotti. Questa non è civiltà giuridica”, ha accusato Gennaro Migliore. E per Emanuele Fiano “questo è un giudizio di destra, non di centrodestra”. Successivamente la capogruppo di FI Maria Stella Gelmini ha rimarcato il cambiamento di idee dei Democratici sulla legittima difesa: “Nella scorsa legislatura era stato presentato un provvedimento a firma del vicepresidente del Csm che diceva sì alla legittima difesa”.

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