Camera. L’Aula accoglie le dimissioni di Guido Crosetto da deputato. Applausi e standing ovation

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Agenpress – Guido Crosetto lascia, al terzo tentativo. Dopo averle già respinte per due volte, l’aula della Camera ha accettato le dimissioni del parlamentare piemontese di Fratelli d’Italia da deputato. Il coordinatore del partito di Giorgia Meloni vuole fare a tempo pieno il presidente dell’Aiad, la Federazione che riunisce le aziende del comparto difesa, aerospazio e sicurezza. Un ruolo peraltro incompatibile con quello di parlamentare.

L’assemblea di Montecitorio ha tributato a Crosetto una standing ovation di tutti i deputati che lo ha accompagnato mentre, visibilmente commosso, lasciava per l’ultima volta il suo scranno e si avviava verso il Transatlantico che, ha assicurato prima della votazione segreta, continuera’ comunque a frequentare.

“Ai tanti amici ho chiesto di astenersi sul voto per non fermare la mia decisione di lasciare il parlamento. e’ una decisione sofferta, non di convenienza; ma e’ qualcosa che devo alla mia vita. non interrompo la mia volontà’ di lavorare per il bene del paese, cercherò’ di farlo al di fuori di questa aula”, ha detto ringraziando i colleghi “per il rispetto che mi avete dato, da tutti i partiti. questa e’ la ricompensa piu’ grande che ho avuto facendo politica. ho avuto la consapevolezza di servire a qualcosa di piu’ grande di me. questa aula ci rende migliori”.

In tanti fino all’ultimo hanno provato a convincere il ‘gigante buono’ di Fdi di ripensarci. “Voterò’ contro le dimissioni perché perdendo Crosetto questa camera diventa più’ povera”, dice Enrico Costa, ricordando le “grandi doti da mediatore” del deputato piemontese, alla quarta legislatura. Alla fine le dimissioni sono state accettate dall’aula grazie all’astensione dei gruppi di centrodestra. Il vicepresidente di turno Ettore Rosato ha esitato un attimo nel comunicare l’esito della votazione: un attimo di silenzio assoluto, rotto, poi, da un applauso lungo ed unanime dei deputati in piedi a battere le mani mentre il ‘gigante buono’, stringendo mani a destra e a sinistra, si lasciava alle spalle l’emiciclo.

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