Confindustria. Sbloccare gli investimenti. Si creerebbero 1-1,5 mln di occupati in Europa

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Agenpress – Negli ultimi tre anni la spesa effettiva per investimenti pubblici è stata sempre inferiore a quanto programmato dai governi. Ciò evidenzia che vi sono difficoltà nell’erogazione della spesa e che alcuni investimenti sono stati rimandati per contenere la spesa pubblica e quindi il deficit. Difatti, gli avanzi primari registrati negli ultimi anni sono in larga parte dovuti al forte calo degli investimenti pubblici.
Dopo la crisi, gli investimenti hanno mostrato una dinamica negativa nella media dei paesi
dellʼUnione europea ma molto di più in Italia. Il divario si è acuito negli ultimi anni: tra il
2010 e il 2018 gli investimenti pubblici in Italia sono cresciuti 33 punti percentuali in
meno rispetto all’UE (netto Italia) e ulteriori 7 punti rispetto agli USA.

Confindustria “stima che destinare a investimenti transnazionali risorse aggiuntive per un valore pari al 3% del Pil dell’Eurozona creerebbe spazio per 1-1,5 milioni di occupati in più in un quinquennio”: è uno dei temi che l’associazione degli industriali pone al centro del dibattito politico in vista delle europee di maggio, con un documento di 28 pagine che presenta in 5 incontri in 5 città, uno per ogni circoscrizione. Il primo oggi a Roma. Confindustria chiede “un’Europa che include”, “un’Europa che cresce”, “un’Europa che conta”. E “per portare a compimento ognuna di queste tre missioni” indica “le risorse da recuperare, le politiche prioritarie da mettere in campo, la governance più efficace per attuarle”. Su “questa visione – sottolinea il documento degli industriali – vogliamo aprire un confronto con tutte le forze politiche che si candidano a guidare l’Europa, invitandole a trovare un percorso comune sul quale definire le future alleanze”.

Negli ultimi 10 anni l’Europa “è cresciuta lentamente ed in modo diseguale”, avverte Confindustria: Ci sono divari da colmare ed una crescita da incrementare “per aumentare il benessere di tutti i cittadini, la coesione sociale, il senso di appartenenza al progetto europeo”. Il leader degli industriali, Vincenzo Boccia, avverte che servono “risorse imponenti”, accenna a strumenti come gli eurobond o a mettere in campo ” almeno il tre percento del Pil attingendo le a un nuovo bilancio dell’eurozona e destinando le – come indica il documento presentato oggi a Roma – a un grande piano europeo su due ambiti chiave: infrastrutture materiali e immateriali, ricerca e innovazione”. Serve “una politica comune industriale ‘offensiva’ per creare imprese europee che assicurino all’Europa in dipendenza tecnologica e competitiva, ma anche ‘protettiva’ nei confronti di quelle potenze che usano la mano pubblica per conquistare i mercati”.

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