Codacons: il danno morale e la sua risarcibilità

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Approfondimento sulla risarcibilità del danno morale ad opera dello Staff legale dell’Associazione


Agenpress. Il danno morale è definito dalla giurisprudenza come “l’ingiusto turbamento dello stato d’animo del danneggiato o anche nel patema d’animo o stato d’angoscia transeunte generato dall’illecito” (Cass. n. 10393/2002).

Il danno morale rientra nel danno non patrimoniale che, ai soli fini descrittivi può essere genericamente distinto nelle voci di danno morale, danno biologico e danno esistenziale. La giurisprudenza è ormai concorde nel ritenere che esse costituiscono voci meramente descrittive del danno non patrimoniale che va sempre inteso nella sua unitarietà e che il giudice dovrà valutare tutte conseguenze derivanti dall’evento evitando di duplicare l’effetto risarcitorio mediante attribuzione di nomi diversi a pregiudizi identici.

Il danno morale consiste in quella sofferenza interiore e psicologica che il danneggiato è costretto a subire: esso consiste nel cosiddetto patema d’animo, nella sofferenza interiore, il perturbamento psichico o il pregiudizio arrecato alla dignità o integrità morale quale massima espressione della personalità di ogni individuo.
Il danno biologico consiste nella menomazione permanente e/o temporanea dell’integrità psicofisica della persona, comprensiva degli aspetti personali, dinamico-relazionali, passibili di accertamento e di valutazione medico legale e indipendente da ogni riferimento alla capacità di produrre reddito.

Il danno esistenziale consiste nel radicale cambiamento di vita, nell’alterazione della personalità e nello sconvolgimento dell’esistenza del soggetto.

In origine l’art. 2059 c.c. che recita “Il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge” aveva portato gli interpreti a ricondurre la risarcibilità del danno morale solo quale conseguenza di un reato. Con il passare del tempo la giurisprudenza ha proceduto ad un’interpretazione sempre più ampia del dettato normativo fino a estendere la risarcibilità anche al di fuori delle fattispecie penalmente rilevanti. È, inoltre, orientamento consolidato quello di ritenere configurabile un danno non patrimoniale anche al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, purché in presenza della lesione di un interesse o valore costituzionalmente protetto e non riconducibile al danno patrimoniale in senso stretto.
Per quanto attiene al rapporto con le altre voci di danno  il danno morale, poiché attiene alla sfera dell’integrità morale dell’individuo, è autonomo ed indipendente in particolare dal danno biologico. È ben possibile, infatti, che come conseguenza di illecito si sia verificata una lesione della sfera morale anche in assenza di una lesione alla sfera fisica: in tal caso il danno morale dovrà comunque essere risarcito anche in assenza del danno biologico.

Sul punto si è espressa nuovamente la Corte di Cassazione con la sentenza n.2788/2019. La Corte ripercorre le evoluzioni della giurisprudenza includendo anche la giurisprudenza Costituzionale e ribadisce che “il danno biologico è nettamente distinto (ed assume un ruolo autonomo) sia in relazione al lucro cessante da invalidità temporanea o permanente, sia nei confronti del danno morale in senso stretto” e che, l’interpretazione delle pronunce dalla Corte Costituzionale sul punto “non consente (diversamente da quanto sostenuto recentemente da autorevole dottrina, che discorre, in proposito, “di lettura antiletterale”) soluzione diversa da quella che predichi l’ontologica differenza tra danno morale e danno biologico”.

La Corte, inoltre, ribadisce la distinzione dal danno esistenziale affermando “costituisce quindi duplicazione risarcitoria la congiunta attribuzione del danno biologico – inteso, secondo la stessa definizione legislativa, come danno che esplica incidenza sulla vita quotidiana del soggetto e sulle sue attività dinamico relazionali – e del danno cd. esistenziale”.

Conclude che “in particolare nella valutazione del danno alla persona da lesione della salute (art. 32 Cost.), ma non diversamente da quanto avviene in quella di tutti gli altri danni alla persona conseguenti alla lesione di un valore o interesse costituzionalmente protetto, il giudice dovrà necessariamente valutare tanto le conseguenze subite dal danneggiato nella sua sfera morale (che si collocano nella dimensione del rapporto del soggetto con se stesso), quanto quelle incidenti sul piano dinamico-relazionale della sua vita (che si dipanano nell’ambito della relazione del soggetto con la realtà esterna, con tutto ciò che, in altri termini, costituisce “altro da sé”)”.

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