Radio Radicale. Niente proroga della convenzione: bocciati emendamenti per salvare l’emittente

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Agenpress – Gli emendamenti al dl Crescita che prevedevano la proroga della convenzione, a partire da quello della Lega, sono stati infatti dichiarati inammissibili. Assieme a quello sull’emittente, sono stati altri 540 gli emendamenti bocciati durante l’esame.

Per il segretario del Pd Nicola Zingaretti occorre “studiare tutti i tentativi, fino all’ultimo minuto, affinché Radio Radicale non chiuda. Questo è un altro segnale delle cose brutte che accadono nel nostro Paese. Noi ci siamo opposti con tutte le nostre forze. Sono segnali di distrazione rispetto al pluralismo dell’informazione che si ripetono e stanno diventando francamente troppi”.

“La maggioranza dichiara inammissibili tutti gli emendamenti, compreso quello della Lega, per salvare Radio Radicale – twitta il deputato Pd Filippo Sensi -. Faremo ricorso. A che gioco stanno giocando sulla pelle di lavoratori e diritto all’informazione? Si prendono una responsabilità gravissima”. E Michele Anzaldi, Pd, segretario della commissione di Vigilanza Rai: “A parole tutti contro la chiusura di Radio Radicale, ma quando un esponente di spicco del Pd ex vicepresidente della Camera finisce addirittura all’ospedale per difendere l’emittente, il servizio pubblico lo ignora. L’informazione Rai cancella lo sciopero della sete di Giachetti”

Anche la Lega è pronta a dar battaglia. Secondo quanto si apprende, il Carroccio farà ricorso contro lo stop per inammissibilità al suo emendamento al decreto crescita per la proroga della convenzione per Radio Radicale. L’esito dei ricorsi nelle commissioni Bilancio e Finanza delle Camera si saprà in serata.

Duro anche il commento di Renato Brunetta (Forza Italia): “Oggi scade la convenzione di Radio Radicale. È inaccettabile che venga messa a tacere la libertà d’informazione. Il servizio pubblico va tutelato per permettere ai cittadini di conoscere e di partecipare alla vita pubblica. Difendiamo la democrazia .SalviamoRadioRadicale!”.

La Lega ha più volte detto di voler salvare l’emittente, perfino il vicepremier Luigi Di Maio ha aperto qualche spiraglio (“Troveremo una soluzione”, aveva detto il 29 aprile, nonostante il muro alzato dal sottosegretario all’editoria Vito Crimi), ma poi nulla riesce a sbloccare l’impasse. Almeno finora.

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