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Omicidio Sarah Scazzi. Cassazione dice “no” a permesso premio a Sabrina Misseri. “Pericolosità sociale”

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AgenPress –  E’ stato confermato dalla Cassazione il ‘no’ alla richiesta avanzata da Sabrina Misseri – condannata all’ergastolo con sua madre Cosima Serrano per aver ucciso la cuginetta 15enne Sarah Scazzi e averne gettato il cadavere in un pozzo nella campagna di Avetrana (Taranto) il 26 agosto 2010 – di ottenere un permesso premio per uscire dal carcere di Taranto.

Il fatto che Sabrina non abbia ammesso il delitto, pur non essendo una condizione necessaria per ottenere il permesso, indica in lei la mancanza di una “rivisitazione critica” del suo “pregresso comportamento deviante” e attesta la sua pericolosità sociale.

Sabrina all’epoca dell’omicidio, il 2010, aveva 22 anni e viveva ad Avetrana con i genitori Cosima, Michele e la sorella. Faceva l‘estetista e frequentava moltissimo sua cugina Sarah, più piccola di lei di circa 7 anni. Nonostante la differenza di età uscivano spesso insieme e la piccola Scazzi frequentava moltissimo la sua casa.

Ad oggi, secondo la sentenza definitiva della Procura del 2017, il movente dell’omicidio di Sarah sarebbe stata la gelosia nei suoi confronti e la paura che la ragazzina rivelasse l’esito dell’incontro amoroso tra Sabrina e Ivano. Pare infatti che la piccola Scazzi avesse raccontato a qualcuno, nel paese, il fatto che la Misseri si fosse “offerta” al 27enne che si sarebbe tirato poi indietro, non consumando un rapporto con lei.

Secondo quanto dichiarato dalla procura generale, il fatto di aver parlato in giro della condotta sessuale di Sabrina, più la sua gelosia avrebbe fatto scattare nella ragazza e in sua madre Cosima la premeditazione del delitto di Sarah. Forse le due donne sono state spinte dalla vergogna e dalla volontà di difendere la propria reputazione nel paese di Avetrana.