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Pensioni. Tridico (Inps). “Uscite a 62 anni, ma con il sistema contributivo”

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AgenPress – “Dopo Quota 100 non c’è la fine del mondo, ci sono diverse misure di flessibilità da ampliare: l’Ape sociale, i precoci, gli usuranti”. Lo dice il  presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, intervistato da La Stampa, proponendo la pensione dai 62 anni, ma solo con la quota del contributivo, e un nuovo welfare, più flessibile e inclusivo.

“Andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo. Il lavoratore uscirebbe dunque con l’assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l’altra quota che è quella retribuitva. Poi è necessario tutelare i fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, che nella fase post Covid devono poter andare in pensione prima”.

Ma non possiamo tornare indietro rispetto al modello contributivo”. In generale, secondo Tridico, “è tempo di ridisegnare il welfare italiano”. La pandemia, osserva, ci ha insegnato che “il sistema di welfare del futuro deve essere più inclusivo e universale. Ai lavoratori occorre garantire una formazione continua, conoscenze e competenze per rimanere sempre agganciati al mercato. Il mondo sta ripensando un ruolo dello Stato diverso, più incisivo nella sanità e nel sostegno a famiglie e imprese”.

“Che il Recovery non si occupi di pensioni non deve stupire e Quota 100 ha un pilota automatico che si autodistrugge. È una riforma sperimentale, durava tre anni e finisce al 31 dicembre, non c’è nulla da aggiungere”.

“Il sistema di welfare del futuro deve essere più inclusivo. Ai lavoratori occorre garantire una formazione continua, conoscenze e competenze, per rimanere sempre agganciati al mercato”.

Con i sindacati Tridico auspica che “si possa trovare una convergenza. Se pagassimo subito tutta la pensione, indipendentemente dai contributi, a 62-63 anni, verrebbe meno la sostenibilità finanziaria. La mia è una proposta aperta ad altri innesti, che il ministro Orlando sta valutando, come la staffetta generazionale o le uscite parziali con il part-time. Ma non possiamo tornare indietro rispetto al modello contributivo. Il sistema previdenziale italiano è stato scolpito da due grandi riforme: la Dini del ’95 e la Fornero nel 2011. È quello il nostro impianto ed è proprio qui dentro che dobbiamo incrementare i livelli di flessibilità, tenendo presente che abbiamo bisogno di equità e sostenibilità”.

 

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