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Più Stato, meno polemiche

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AgenPress. La situazione di emergenza che stiamo vivendo ha alimentato lo scontro atavico nel nostro Paese tra statali e partite Iva, dipendenti e autonomi.

Certo, oggi più che mai c’è chi soffia sul fuoco con polemiche sterili e strumentali, con i conseguenti rischi di spaccatura sociale che ne derivano, facendo aumentare le divisioni tra i lavoratori cosiddetti garantiti con stipendio fisso e i non garantiti.

La crisi economica avvenuta nel 2008 ha prodotto gravi e importanti nuove fasce di povertà e la crisi odierna incide soprattutto su coloro che non possono contare e fare affidamento su entrate economiche stabili.

E’ necessario che lo Stato intervenga per ostacolare il diffondersi di nuove tensioni sociali create dalla disparità di trattamento economico tra i cittadini e dalle speculazioni di parte della classe politica, che tende a misurarsi con il consenso e non con la definizione di progetti che la ergano a paladina delle fasce sociali più deboli.

Le misure e i provvedimenti del Governo, da marzo ad oggi, vanno nella giusta direzione.

Ma non bastano. In attesa che anche l’Italia possa avvalersi dei finanziamenti del Recovery Fund, e’ necessario che la classe dirigente del Paese, con spirito di unita’ nazionale, elabori e progetti fin da dubito un nuovo disegno di convivenza civile attraverso misure economiche e sociali che tutelino i più deboli e tutti gli oppressi dallo status quo.

Un nuovo piano economico strutturale, non autoreferenziale, che dia slancio al motore dell’economia del Paese, possibilmente d’intesa con gli altri Partners europei oggi, piu’ che mai,  indispensabili.

 

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