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Recovery fund a rischio ritardo. Si discute sullo “stato di diritto”. Orban contrario

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AgenPress – Il Recovery Fund rischia di subire dei nuovi ritardi che potrebbero far slittare ulteriormente l’arrivo degli aiuti economici nel nostro paese. A mettere quello che è forse il più importante veto sulla questione è stato il premier olandese Mark Rutte.

Questi infatti ha annunciato che laddove non condividesse il contenuto degli accordi che verranno stabiliti in Consiglio Europeo il 15 Ottobre, potrebbe anche decidere di non ratificare il Recovery Fund.

Un’ipotesi che metterebbe in discussione per intero l’intesa che era stata trovata a luglio.

La Germania intanto vorrebbe invece che venga formalizzata la possibilità di bloccare i fondi aiuto europei per tutti quei paesi, come ad esempio l’Ungheria di Orban, che continuano a violare lo stato di diritto nelle loro nazioni. Una proposta che per il momento, non ha ancora trovato il plauso dei cosiddetti paesi frugali.

Sul meccanismo dello stato di diritto “ho parlato con i colleghi di Ungheria e Polonia e anche con altri colleghi” e “ci sarà sicuramente ancora un altro complicato round negoziale ma le cose sono legate insieme con le prospettive finanziarie e il Recovery Fund”,  ha detto la cancelliera in conferenza stampa a Bruxelles. “Spero ce la faremo” ha detto la cancelliera. “Il tema dello stato di diritto” ha continuato Merkel, cioè la condizionalità legata al rispetto dello stato di diritto per ricevere i fondi Ue, “rimane all’ordine del giorno”.

 “La posizione del governo ungherese è chiara: l’Europa è in crisi e dobbiamo trovare una soluzione. Non si può consentire ai dibattiti sullo stato di diritto di rallentare l’istituzione del fondo di emergenza”, ha replicato il premier ungherese Viktor Orban a poche ore dall’inizio del vertice straordinario dei leader Ue a Bruxelles, secondo quanto riferito dal suo portavoce, Zoltan Kovacs. “Se il dibattito” sulla condizionalità tra l’erogazione delle risorse Ue e il rispetto dello stato di diritto “dovesse ritardare l’istituzione” del Recovery Fund, “allora è possibile concludere accordi bilaterali, fuori dal quadro Ue”.

 Dalla parte opposta rispetto a Orban, il premier olandese Mark Rutte che invece sostiene la levata di scudi dell’Europarlamento anche per ritardare il recovery fund, visto che gli è ancora complicato giustificarlo davanti all’opinione pubblica olandese a pochi mesi dalle politiche di marzo.

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