Referendum. Caiazza (Camere Penali): “fallimento dovuto a disinformazione e improvvisazione”

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AgenPress – “I cittadini sono andati, a un appuntamento di rilievo costituzionale, nella totale non conoscenza dei temi referendari. E questo è un dato da censurare. Però il fallimento a mio giudizio, è anche frutto del modo con cui è stato organizzato”.

Lo afferma Giandomenico Caiazza, presidente dell’Unione Camere Penali italiane commentando l’esito del referendum in un’intervista al ‘Corriere della Sera’.

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“La disinformazione, soprattutto da parte del servizio pubblico, è certamente un dato importante.  Estemporaneo, improvvisato”.

“Per la prima volta, noi, come Camere Penali, non siamo stati consultati per un parere. Ci siamo trovati di fronte alla conferenza stampa Salvini-Turco, dove il leader della Lega e il segretario dei Radicali, annunciavano i quesiti. Punto – prosegue – quando si facevano i referendum con Pannella il primo lavoro, fondamentale, era la costituzione di un comitato promotore esteso al maggior numero possibile di realtà che potessero poi essere utili a renderlo noto. Perché non puoi limitarti a dire che non c’è attenzione sui quesiti. L’attenzione politica si crea”.

Con questo referendum “è stato chiuso a un accordo a due: Radicali-Lega. E per giunta una delle due forze proponenti lo ha abbandonato la Lega non ha mai nemmeno depositato le firme raccolte perdendo così il diritto alle tribune referendarie. Ora sarà più difficile discutere di questi temi. Questo atto politico avventato rischiamo di pagarlo carissimo”.

In un post su Facebook, pubblicato qualche giorni prima aveva scritto “ma la congiura del silenzio, volta ad impedire il raggiungimento del quorum, resta in tutta la sua evidente, allarmante gravità, costituendo una emergenza democratica che nessuno può seriamente confutare.
Innanzitutto, e prima che sul silenzio, occorre ritornare sull’esito dei giudizi di ammissibilità, che hanno falcidiato esattamente i tre quesiti più popolari, i quali avrebbero determinato se non la certezza, almeno la altissima probabilità del pieno raggiungimento del quorum”. 
“Siamo di fronte ad una congiura del silenzio, o ad una iniziativa politica improvvida? Che il nostro istituto referendario sia solo abrogativo, richieda cinquecentomila firme validamente raccolte e poi munite, ciascuna di esse, del relativo certificato elettorale che i promotori sono chiamati a procurarsi da soli in giro per tutti gli 8mila comuni italiani, è circostanza ben nota a chi decide di farsene promotore. Che il raggiungimento del quorum presupponga necessariamente ab origine una dimensione popolare dei quesiti proposti, cioè di ampia condivisione e comprensione, nella pubblica opinione, delle questioni con essi affrontate, è premessa addirittura ovvia di un accorto ragionamento politico”. 
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