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Referendum per l’abolizione della caccia. Lav, gli animali, la loro vita, i loro diritti hanno bisogno di azioni

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AgenPress – La LAV è da sempre contraria alla caccia e convinta che un percorso referendario, seriamente e responsabilmente programmato, può essere una opportunità da sfruttare per raggiungere l’obiettivo. Lo dimostra la sua storia, fin da quando, nel 1986 e 1989 (con il voto perso per non raggiungimento del quorum, nel giugno 1990), è stata co-promotrice dei referendum anticaccia di quegli anni e fin dal 1980 quando ha partecipato alla raccolta firme di un altro referendum sullo stesso tema nonché agli analoghi tentativi in alcune Regioni, dall’Emilia Romagna al Piemonte.

Il 1° luglio scorso sono state avviate le raccolte firme per la presentazione di referendum contro la caccia, proposti con testi differenti da due diversi comitati. Già questo è un elemento che introduce una forte criticità, innescando una sorta di concorrenza che giocoforza graverà sui due fronti in termini di firme raccolte. A tale proposito è noto che un referendum, per poter essere indetto, deve essere corredato di almeno 500.000 firme certificate a sostegno, il che vuol dire che le firme raccolte ai tavoli alla presenza di certificatori abilitati e nelle segreterie comunali devono essere almeno 700.000, per poter essere certi che, nonostante una quota sarà inevitabilmente scartata per vizi, questa non intacchi la possibilità di portare il referendum prima alla Corte Costituzionale e poi al voto dove è necessario si rechi almeno il 50% + 1 degli italiani.

La raccolta firme è un’attività che richiede un notevole sforzo non solo per l’organizzazione dei tavoli, che devono avere diffusione capillare e presenza giornaliera sul territorio, ma anche per la promozione e la comunicazione allo scopo di coinvolgere ed attrarre ai tavoli il maggior numero possibile di persone. C’è quindi la necessità di avere a disposizione una grande capacità economica, almeno un milione e mezzo di euro, che poi crescerà ulteriormente nel caso in cui il referendum dovesse essere indetto nonché decine di persone a tempo pieno presso una sede nazionale e non un recapito presso un’abitazione privata.

A partire da queste considerazioni molto concrete, la LAV aveva fornito alcuni consigli organizzativi ai comitati promotori dei referendum, consigli che non sono stati accolti, al punto che i comitati hanno proseguito lungo la loro strada autonomamente dalla LAV ma anche – ne prendiamo atto – da tutte le altre maggiori associazioni animaliste e ambientaliste nazionali, dotate di sedi diffuse sul territorio.

Siamo convinti che la caccia debba essere abolita, ma lo si deve fare con un percorso ragionato, strategico e soprattutto condiviso fin dai primi istanti con tutto il mondo anticaccia per creare un fronte unico e compatto.
La LAV aveva già deciso mesi fa di avviare un confronto in questo senso dal 2022, da quando cioè saranno ammesse le firme per i referendum sottoscritte tramite Spid. E lo faremo.
Ognuno è, deve essere responsabile delle proprie azioni e non può scaricare su altri, che non si sono voluti ascoltare, responsabilità proprie. Gli animali, la loro vita, i loro diritti, hanno bisogno di azioni realizzate con la testa oltre che con il cuore.

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