Rotondi (FI-DC): “Serve un programma e un partito. Meloni non può farlo da sola, neppure noi senza di lei”

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AgenPress. La corsa per palazzo Chigi di Giorgia Meloni – perché questo è il tema, senza girarci intorno – è partita dal capoluogo lombardo, con una convention di stampo americano, sospesa tra una coreografia craxiana e spalti plaudenti da congresso democristiano.

A Milano si è palesato un gioco di squadra intelligente e coordinato: la regia politica di Fitto e della vecchia guardia ex An, il discorso pirotecnico di Crosetto, gli interventi di esterni eminenti ed interni ben cresciuti nella palestra parlamentare. Di tutto ciò sono molto contento per Giorgia Meloni, perché ha fatto un miracolo da lei ben riassunto nel discorso milanese: “Non ho avuto paura del recinto in cui volevano rinchiuderci“.

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Vediamo ora se questa vicenda può interrogare le scelte di quelli che comunemente vengono definiti ‘i moderati’: Forza Italia, Udc, le trentadue Dc circolanti. Il tema non è chi guida il centrodestra, perché ormai i numeri lo dicono con chiarezza: è la Meloni che conduce il gioco, a furor di sondaggi. Non è questo il tema che interessa.

A chi è stato berlusconiano, e ancor più a chi è stato democristiano, dovrebbe interessare un’altra questione: che tipo di assetto politico deve avere il centrodestra per essere vincente e in grado di governare? Forza Italia dice: “Siamo essenziali alla vittoria, senza di noi non c’è centrodestra”. Vero. Ma quale destino si propone ai moderati? Di fare da garanti della affidabilità delle destre? È un po’ pochino.

Quanto a Berlusconi, egli è stato il De Gaulle italiano. Davvero qualcuno pensa che abbia voglia di sbattersi a cercare assessori per arrotondare una quota elettorale marginale come un Mastella o un Rotondi qualsiasi?

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Al centrodestra serve un partito a vocazione maggioritaria, una forza stabilizzatrice del sistema che manca in Italia dalla fine della Dc. Da sola Giorgia non ce la può fare. Nessuno può farcela da solo.

A Berlusconi è stato permesso di sostituire con la propria persona l’intero sistema del pentapartito: ma di Berlusconi ne nasce uno ogni cento anni, e che sia stato un gigante ormai lo riconoscono anche i più acerrimi avversari.

In un tempo senza giganti in campo, serve un ‘partito degli italiani’, come Agostino Giovagnoli definisce la Dc. La Dc è stata partorita dalla Chiesa e questo schema non è replicabile. Ma quello spazio può essere riempito da conservatori e popolari.

Serve un programma e un partito. Meloni non può farselo da sola, ma neppure noi -ormai- senza di lei.

 

 

 

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