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Uccisione agenti. Non ci sono riscontri di malattia psichica per l’assassino, era lucido

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Agenpress –  Augusto Stephan Meran ha mostrato “lucidità” nella “manovra aggressiva” con cui prima ha ucciso i due agenti della questura di Trieste, ne ha ferito alla mano un terzo e poi, sempre sparando ad altezza d’uomo, “come si evince dai filmati tratti dalla sicurezza interna della questura” ha tentato l’omicidio “di almeno altri 8 agenti”, tra cui tre addetti alla vigilanza degli uffici di via Tor Bandena, quattro agenti in forza alla Squadra mobile che erano nell’auto fuori è sono intervenuti per bloccarlo e di un altro poliziotto intervenuto dopo gli spari.

E’ quanto emerge nel decreto di fermo firmato dal pm Federica Riolino che, sostenendo la presenza di “gravi indizi” di colpevolezza, ha chiesto e ottenuto dal gip la convalida della misura cautelare.

L’ordinanza: ucciso prima Rotta poi Domenego Alejandro sfila la pistola a Rotta, gli spara, sopraggiunge Demenego e Alejandro spara anche a lui, si impadronisce anche della seconda pistola. Tre agenti accorrono armi in pugno, trovano i due agenti a terra in un lago di sangue. C’è un primo conflitto a fuoco nell’atrio della Questura, seguito da un secondo conflitto fuori dalla Questura poiché Alejandro aveva intenzione di impadronirsi di un’auto della Polizia, ma viene colpito. A quel punto il giovane butta la pistola, chiede di non sparare più.

E’ la descrizione della sparatoria contenuta nella ordinanza con cui il Gip Massimo Tomassini accoglie tutte le richieste della Procura. Alejandro è a terra, gli si avvicinano gli agenti che trovano a terra due pistole Beretta di quelle in uso proprio alla Polizia. Alle ore 17.55 i due agenti sono già deceduti, Rotta colpito da quattro proiettili, Demenego da cinque.

E’ stata una “mattanza” da parte di un soggetto che “aveva familiarità con le armi” dice ancora l’ordinanza con cui il Gip dispone il carcere per il ventinovenne. L’assassino – si legge ancora – andrà in carcere immediatamente dopo essere uscito dall’ospedale. Resterà in cella, intanto, almeno un anno, salvo “atti interruttivi”, come prevedono le norme di legge. Il giudice ha quindi convalidato il fermo e applicato la misura cautelare. Nella sua ordinanza ravvisa il pericolo di fuga del dominicano e di “recidiva specifica”.