Ucraina. Il padre di Ivan Luca Vavassori dice che “è vivo. E’ in ospedale”. Procura Milano apre inchiesta

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AgenPress –  Ivan Luca Vavassori, l’ex calciatore che combatte accanto all’esercito ucraino, “è vivo. E’ in ospedale”, dove è stato ricoverato con la febbre alta.

Lo ha affermato al Tg1 il padre, l’imprenditore Pietro Vavassori, confermando quanto anticipato ieri sera sul suo profilo social. Vavassori, nato in Russia, è stato adottato da Pietro Vavassori, titolare dell’Italsempione, azienda nel ramo della logistica, e Alessandra Sgarella, sequestrata dalla ‘ndrangheta nel 1997 e morta nel 2011 per una malattia. Ha giocato a calcio in serie C per il Legnano, la Pro Patria e il Bra, facendo anche un’esperienza anche in Bolivia, nella squadra del Real Santa Cruz. Per tutta la giornata di ieri si è temuto che il giovane fosse rimasto coinvolto in un attacco a Mariupol. In serata l’aggiornamento social e il sospiro di sollievo: “il team di Ivan è ancora vivo”, notizia confermata questa mattina dal padre.

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Di Luca non si avevano più notizie.  “Spiace informarvi che questa notte, durante la ritirata di alcuni uomini feriti da un attacco a Mariupol, due convogli sono stati distrutti dall’esercito russo. In uno di questi – si legge in una storia sul profilo Instagram del ragazzo, che si fa chiamare ‘guerriero del Signore’ – probabilmente c’era Ivan con il quarto reggimento. Stiamo provando a fare il meglio per capire se ci sono sopravvissuti e il loro nome. Vi informeremo dai profili Instagram e Facebook di Ivan, i due che ci ha lasciato”.

“La squadra di Ivan è ancora viva – si legge in una nuova storia pubblicata sul profilo Instagram del 29enne – Stiamo provando a portarli indietro. Il problema è che sono circondati dalle forze russe così non sappiamo quando o quanto tempo impiegheranno a tornare indietro. Ci sono 5 morti e 4 feriti ma non sappiamo i loro nomi. La nostra squadra migliore sta provando a riportarli indietro ma non sappiamo il numero dei nemici e il tipo di truppe”.
 Il pool antiterrorismo della Procura di Milano, guidato da Alberto Nobili, ha aperto un’inchiesta conoscitiva, quindi senza titolo di reato né indagati, sulla vicenda.
L’indagine, al momento esplorativa, punta a capire se c’è un eventuale giro di arruolamento illegale o di mercenari.
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