Ue, Ceccardi (Lega), Ue finanzia linee guida contro “islamofobia”, ma è solo grave attacco a libertà di stampa

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AgenPress. “Le leggi che regolano la libertà di stampa e di espressione, nei Paesi che fanno parte dell’Unione europea, ci sono e sono più che sufficienti. La condizione principale perché un giornalista possa riportare un fatto è che quel fatto abbia delle basi di veridicità. Qualsiasi tentativo da parte di un Governo o dalla Commissione europea di imporre ai media una determinata impostazione rappresenta una grave ingerenza e un danno proprio alla libertà di informazione”.

Lo afferma Susanna Ceccardi, europarlamentare della Lega (gruppo ID) che ha presentato un’interrogazione sulle linee guida, finanziate dall’Unione europea, “contro l’islamofobia” e realizzate dal Media Diversity Institute.

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“Fatta questa premessa -continua Ceccardi- veniamo al merito del report, che dipinge il mondo alla rovescia. Si tratta di uno studio schieratissimo, come lo è il Media Diversity Institute Global, che monitora e attacca continuamente giornalisti ed esponenti politici ritenuti tutti “di estrema destra”. Del resto, l’acronimo scelto per questo progetto la dice lunga: “magic”, perché di reale c’è ben poco. Laddove si chiede ai giornalisti di raccontare cosa siano ‘il razzismo e l’islamofobia’, si vorrebbe di fatto impedire di denunciare quale minaccia per la nostra sicurezza viene da una cultura che si regge sull’odio contro l’Occidente e la donna. Altro che lotta all’islamofobia, queste linee guida sono una vera e propria istigazione alla propaganda islamica. E contengono un pericoloso intento, sia pur non esplicito, di imbavagliare chi critica i lati più deteriori del fondamentalismo islamico e magari si batte per i diritti delle donne, anche musulmane”.

“Seguendo queste indicazioni -aggiunge Ceccardi- non troverebbe più spazio quella lettura, condivisa dalla stragrande dei commentatori e degli storici, per cui il terrorismo islamico è un nemico dichiarato, e forse il più temibile, dell’Occidente. La legittima libertà di non condividere questo punto di vista non può trasformarsi nella sua censura. La stampa non sarebbe più libera di riportare che una donna sia rinchiusa in casa dal marito musulmano. E magari dovrebbe riportare che la strage al Bataclan o persino l’11 settembre siano avvenuti per mano di criminali qualsiasi”.

“Poi c’è la parte relativa al racconto delle abitudini dei musulmani presenti in Europa. Qui voglio essere molto netta: noi abbiamo il dovere di difendere le nostre tradizioni, la nostra identità culturale e la nostra libertà. Valori come la libertà e la democrazia sono assoluti, non esigono compromessi. Lo stesso vale per i diritti umani, a cominciare dai diritti delle donne calpestati, inesistenti, nei Paesi sotto regime islamico. Non si può chiedere alla stampa di non parlarne più per paura della cosiddetta islamofobia”.

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“L’errore commesso dalla Commissione europea con le linee guida sul Natale si ripete. E’ gravissimo -conclude Ceccardi- che si finanzino con risorse pubbliche realtà che dovrebbero avere una visione super partes, in questo caso del mondo dell’informazione, e che invece hanno una dichiarata militanza politica. Ma forse, purtroppo, è proprio per questa faziosità che vengono premiate”.

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