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Ventennale Craxi. Intervista esclusiva all’on. Gianfranco Rotondi

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Ho conosciuto Craxi solo telefonicamente. Da direttore del “Popolo”, quotidiano del Ppi, lo chiamai ad Hammamet per intervistarlo. Fu gentilissimo, l’intervista scatenò un putiferio, la Bindi chiese le mie dimissioni, io per tutta risposta offrii a Craxi una rubrica fissa


Agenpress. Ventennale morte di Craxi. Intervista esclusiva a Gianfranco Rotondi, vicepresidente dei deputati di Forza Italia e presidente della fondazione Democrazia Cristiana.

Domanda. On. Rotondi in una recente intervista a La 7 Matteo Renzi ha dichiarato: “rispetto ai politici di oggi Craxi era un gigante”. Lei cosa ne pensa?

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Risposta. Non è un complimento straordinario: Craxi è un gigante a prescindere dal paragone coi protagonisti di oggi.

Domanda. Craxi nei libri di Storia verrà ricordato come un grande statista europeo, oppure come un politico che preferì sottrarsi alla giustizia?

Risposta. La storia la scrivono i vincitori, e la partita è ancora aperta.

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Domanda. Craxi fu costretto a dimettersi da segretario, perse nel ’94 l’immunità parlamentare e prima che potesse essere arrestato fuggì ad Hammamet, da esule secondo i suoi sostenitori, da latitante secondo i suoi persecutori. Secondo Lei?

Risposta. Craxi fece una scelta politica, reagì a quello che riteneva un colpo di stato;non si sottrasse alla reclusione, si diede da solo gli arresti domiciliari (che avrebbe avuto tranquillamente anche in Italia). Craxi era un animale metropolitano, immedesimato nella sua Milano, il soggiorno obbligato ad Hammamet fu come il carcere.

Domanda. Perché oggi su Craxi molti hanno cambiato parere: i calunniatori sono diventati adulatori. Questo vuol dire che in politica nel bene e nel male non esiste nessuna riconoscenza?

Risposta. Sono passati venti anni, il degrado della politica è sotto gli occhi di tutti. Le conversioni si spiegano così.

Domanda. Lei onorevole nella sua lunga carriera politica serba qualche aneddoto o qualche episodio che possa far meglio delineare la figura politica di Craxi?

Risposta. Ho conosciuto Craxi solo telefonicamente. Da direttore del “Popolo”, quotidiano del Ppi, lo chiamai ad Hammamet per intervistarlo. Fu gentilissimo, l’intervista scatenò un putiferio, la Bindi chiese le mie dimissioni, io per tutta risposta offrii a Craxi una rubrica fissa; gli altri giornali lo ospitavano con pseudonimo, io pubblicavo la sua firma e lui mi era molto grato di questo gesto. Ci sentivamo tutte le settimane, ogni telefonata era una lezione. Ho trasferito ai figli l’affetto che non ho avuto il tempo di dimostrare al padre.

Domanda. Cosa provò nel vedere Craxi quando sera del 30 aprile 1993, uscito dall’Hotel Raphael, alcune contestatori gli lanciarono delle monetine? E come mai chi allora agitò il cappio si è trovato negli anni successivi di fronte a responsabilità peggiori, non ha subito la stessa gogna mediatico-giudiziaria?

Risposta. Dell’episodio ho un ricordo televisivo. In realtà una trappola mediatica del pds.

Domanda. Craxi è stato Presidente del Consiglio dei ministri dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987. Negli anni Ottanta l’Italia ha rimontato la china della regressione, della stagnazione e dell’inflazione, uscì dalla crisi economica e produttiva per entrare in un ciclo di espansione e di sviluppo senza precedenti toccando le punte di sviluppo più alte tra i paesi dell’Europa industrializzata. E’ il caso di riconoscere che ciò è stato anche merito suo?

Risposta. In politica nessuno riconosce i meriti se non la storia.

Domanda. Onorevole Rotondi è d’accordo con questa dichiarazione di Craxi? “…Non credo che questo nostro Paese costruirà il futuro che si merita coltivando un clima di odio nei confronti della classe politica, i cui limiti sono noti ma che pure ha fatto dell’Italia uno dei Paesi più liberi…”

Risposta. L’odio verso la classe politica è aumentato, e gli effetti si vedono: il populismo è al governo, e all’opposizione riprendono cittadinanza pulsioni di estrema destra.

Domanda. Come veniva giudicato Craxi all’interno della Democrazia Cristiana. E come erano i rapporti tra De Mita e Craxi. E’ vero che tra loro vi fu una collaborazione difficilissima. Essi diffidavano reciprocamente della loro furbizia e forza di carattere.

Risposta. Craxi ha diviso la Dc in vita almeno quanto l’ha unita in morte. Non c’è un leader della Dc in cui i democristiani si riconoscano unitariamente. Su Craxi oggi c’è un unanime giudizio positivo dei democristiani.

Domanda. Onorevole Rotondi è d’accordo con la figlia di Craxi che sostiene che suo padre avrebbe fatto certamente degli errori, ma ha agito sempre nell’interesse degli italiani. Non esistono spiegazioni, tranne quella di aver svelato il paradosso e l’ipocrisia della cultura comunista. Di quei comunisti che invocavano quell’uguaglianza che spesso vuol dire povertà per tutti tranne che per loro.

Risposta. Craxi era un anticonformista nel paese del politicamente corretto, ha pagato anche questo.

Domanda. Nella vicenda Sigonella Craxi disse a Reagan “Siamo alleati, non servitori” e dopo alcune settimane di inevitabili tensioni tra i due Paesi, il Presidente americano inviò una lettera che iniziava con un “Dear Bettino”. Molti dissero che Craxi rese l’Italia un Paese sovrano. Lei è uno di quelli? E possiamo sperare che l’Italia riconquisti nella politica estera credibilità e rispetto?

Risposta. Non aderisco alla vulgata che vuole Sigonella alla base della condanna a morte di Craxi.

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