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Verona. Batterio killer nei rubinetti. Commissione regionale: colpiti 96 neonati, 4 morti

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AgenPress – Secondo la Commissione Commissione regionale del Veneto, istituita per capire cosa sia successo nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale della Donna e del Bambino di Verona, in quel reparto sono stati 96 i neonati contaminati.

Nel giro di due anni, dal 2018 al 2020, sono morti quattro neonati, altri nove bambini rimasti cerebrolesi, le cui condizioni potrebbero ulteriormente aggravarsi. Il batterio era annidato nel rubinetto del lavandino della Terapia intensiva neonatale e sarebbe arrivato dall’esterno, a causa del mancato o parziale rispetto delle rigide misure d’igiene imposte al personale nei reparti ad alto rischio. Un altro errore potrebbe essere stato quello di ricorrere all’acqua del rubinetto e non a quella sterile. Francesca ed Elisa, le mamme che proprio ai nostri microfoni hanno accusato i vertici dell’ospedale di negligenza, oggi ne chiedono le dimissioni.

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Le cartelle cliniche di questi 96 bambini sarebbero lì a testimoniare che l’ospedale sapeva. Dai vertici sanitari nessun commento; si aspetta la magistratura, cui questa relazione è stata consegnata, mentre il punto nascite è tornato operativo proprio in queste ore.

La prima a denunciare l’accaduto era stata proprio una mamma, Francesca Frezza, che appresa la notizia dell’esito dell’inchiesta ha iniziato una protesta davanti all’ospedale. “Sono qui – spiega – perché l’autorevole commissione d’indagine nominata dal governatore Zaia conferma tutto quello a cui ho sempre pensato in questo lungo anno”. La figlia di Frezza era nata l’11 aprile 2019 all’ospedale di Verona e morta al Gaslini di Genova sette mesi dopo: “L’unica scelta forte e doverosa che andava fatta – sottolinea, chiamando in causa i sanitari veronesi – era di chiudere tutto subito e non aspettare due anni. La decisione è stata presa solo il 12 giugno, quando ho reso pubbliche le perizie medico legali che accertavano che mia figlia è morta per il Citrobacter”.

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