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Vibo Valentia. False fatturazioni. Rinviati a giudizio l’on. Riccardo Tucci (M5S), e altri quattro

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AgenPress – La procura di Vibo Valentia ha chiesto il rinvio a giudizio del deputato del M5S Riccardo Tucci, imputato, insieme ad altre quattro persone, con le accuse, a vario titolo, di dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Gli altri indagati sono Adriano Tucci, 37 anni, di Ionadi, Domenico Garcea, 36 anni di Ionadi, e Luigino Schiavello, 44 anni di Ionadi. A difenderli gli avvocati Michelangelo Miceli, Salvatore Pronestì e Vincenzo Trungadi.

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L’udienza davanti al gup di Vibo Valentia Marina Russo è fissata per il 28 ottobre prossimo.  Le indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica Camillo Falvo e dal pm Concettina Iannazzo, hanno consentito alla guardia di finanza di fare luce su “una complessa e insidiosa ed articolata frode fiscale” ideata da Vincenzo Maria Schiavello, titolare della “Autoelettrosat” ed ex socio di Riccardo Tucci.

A seguito di una verifica fiscale sull’azienda di Schiavello, per il quale è stato disposto un sequestro di 775 mila euro, i militari del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Vibo Valentia, guidati dal maggiore Giuseppe Froio, “hanno acclarato la verosimile esistenza – è scritto nel decreto di sequestro – di un complesso meccanismo di frode fiscale messo in atto attraverso l’utilizzo di società ‘cartiere’, apparentemente terze rispetto alla società verificata”.

Tra queste c’era la cooperativa “Assistenza servizi telematici satellitari”, di proprietà del deputato. Dopo che Riccardo Tucci è diventato parlamentare, suo cugino ha assunto la carica di amministratore unico della società che, secondo gli inquirenti, ha continuato a prestare “i relativi servizi esclusivamente in favore della società verificata e della ditta individuale di Schiavello”.

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“Gli accertamenti espletati dalla Guardia di Finanza – scrive il gip – rassegnano con palmare evidenza la sussistenza di un’unica realtà imprenditoriale, avente quale effettivo dominus Schiavello Vincenzo Maria, che, grazie allo schermo di società formalmente terze, mediante emissione di fatture per operazioni inesistenti e le conseguenti fraudolente dichiarazioni, ha acquisito profitti illeciti”.

Tutto sarebbe stato finalizzato, secondo gli inquirenti, a permettere alla società di Schiavello e alla sua ditta individuale di dedurre, ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap, l’imponibile delle fatture emesse dalle cooperative. In questo modo, inoltre, l’ex socio di deputato del M5S poteva detrarre ai fini dell’Iva l’imposta relativa alle suddette fatture e aumentare i costi al fine di ridurre il reddito fiscale da sottoporre a tassazione. Uno stratagemma al quale, secondo i pm, Riccardo Tucci si sarebbe prestato e dall’ottobre 2014 al febbraio 2018, quando è stato eletto alla Camera, con la sua cooperativa ha emesso fatture per 701.500 euro per consentire alla società del dominus Schiavello “l’evasione delle imposte sui redditi e dell’Iva”.

 

 

 

Quest’ultimo ha ricoperto il ruolo di legale rappresentante della “Assistenza Servizi Telematici Satellitari – Società Cooperativa Sociale” fino al 19 marzo del 2018, quindi prima dell’inizio della sua attività parlamentare, e “al fine di evadere le imposte – è scritto in un decreto di sequestro beni emesso nel gennaio scorso – aumentando i costi da portare in deduzione del reddito e in detrazione dell’imposta sul valore aggiunto, dopo aver fatto annotare nella contabilità della società la fattura n. 4/1 del 10 marzo 2015, emessa dalla ‘Autoelettrosat Srl’, relativa ad operazioni oggettivamente inesistenti, la utilizzava nelle dichiarazioni delle imposte dirette e dell’Iva dell’anno 2015, evadendo, in tal modo, le imposte per un ammontare pari a 9.900 euro (di cui 5.500 di Ires e 4.400 di Iva”. Gli altri indagati sono Adriano Tucci, 37 anni, di Ionadi, Domenico Garcea, 36 anni di Ionadi, e Luigino Schiavello, 44 anni di Ionadi. A difenderli gli avvocati Michelangelo Miceli, Salvatore Pronestì e Vincenzo Trungadi. (ANSA).
SGH/

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