A. Mittal. Commissari Ilva: calpestati accordi stipulati. Su scudo penale conclamata falsità

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Agenpress –  “Le conseguenze economiche attivate dall’inadempimento di ArcelorMittal”, ossia “il fallimento del progetto di preservazione e rilancio dei Rami d’azienda”, porterebbero “ad un impatto economico pari ad una riduzione del Pil di 3,5 miliardi di euro, pari allo 0,2% del Pil italiano e allo 0,7% del Pil del Mezzogiorno”.

Lo scrivono i legali dei commissari dell’ex Ilva nella memoria depositata nella causa civile in corso a Milano sull’addio del gruppo franco indiano al polo siderurgico con base a Taranto. (ppo franco indiano al polo siderurgico con base a Taranto.

“Calpestando gli accordi stipulati e gli obblighi assunti”, sciogliendo il contratto, il danno creato da ArcelorMittal sarebbe “incalcolabile e concretamente irreparabile” con “pregiudizi diffusi” a carico “dell’intero tessuto socioeconomico delle aree interessate”. E l’ex Ilva in amministrazione straordinaria “non ha né la struttura, né i mezzi per reagire all’inadempimento” di Mittal “per mitigarne i danni”, scrivono ancora gli avvocati dei commissari nella memoria di replica depositata ieri sera nella causa a Milano.

La tesi di ArcelorMittal di una ‘esatta esecuzione’ del contratto di affitto degli stabilimenti di Taranto ”è del tutto mistificatoria” e porta ad evidenziare come il gruppo “non abbia mai regolarmente adempiuto al contratto e il livello del proprio inadempimento si sia gradualmente accresciuto man mano che la controparte comprendeva la propria inabilità a gestire in modo economicamente efficace i rami d’azienda presi in carico”.

Nella memoria depositata al giudice civile, i commissari dell’ex Ilva contestano ad Arcellor Mittal di non fargli verificare le condizioni dello stabilimento in affitto. “Nonostante gli impegni assunti in udienza – si legge nel documento – si rifiuta ostinatamente di consentire alle ricorrenti qualsiasi tipo di verifica e sopralluogo finalizzati a controllare l’effettiva situazione e la correttezza della ben laconica, generica e del tutto insufficiente informazione ricevuta. Una situazione che evidentemente preclude in larga parte di verificare il reale ed effettivo spessore delle attività di gestione e conduzione dei rami d’azienda”.

La giacenza di materie prime al 20 novembre 2019 era tale da garantire “una autonomia di circa 6 giorni”. La situazione oggi “non è sostanzialmente modificata, posto che ArcelorMittal, successivamente agli impegni presi, ha continuato a mantenere un magazzino fortemente sbilanciato sul prodotto finito da vendere anziché sull’approvvigionamento di materie prime destinate ad alimentare la futura attività”.

L’affermazione di ArcelorMittal secondo cui “la mancata estensione temporale dello scudo penale renderebbe impossibile attuare il piano ambientale senza incorrere in responsabilità (anche penali) conseguenti a problemi ambientali ereditati dalla precedente gestione non è pertanto una semplice mistificazione ma piuttosto una conclamata falsità”.