Roberta Bruzzone e il sessismo: «Io non ci sto più, la Rai faccia a meno di Cally»

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Agenpress. Criminologa e psicologa forense, Roberta Bruzzone è non solo è una delle massime esperte in materia ma è anche conosciuta grazie alla partecipazione a diversi programmi che si occupano di cronaca nera. Molto abile e preparata professionalmente, ha pubblicato di recente un libro sui manipolatori affettivi ed è una delle donne maggiormente impegnate a combattere il sessismo in ogni ambito. Intervistata da Camilla Taviti per Spraynews racconta dei suoi progetti e fornisce opinioni sulle vicende che in questi giorni hanno infuocato l’atmosfera del Festival di Sanremo. Dal suo conduttore e direttore artistico Amadeus fino al concorrente rapper Junior Cally.

Cosa ne pensa della presenza a Sanremo del rapper Cally, il quale inneggia nei suoi testi alla violenza sulle donne, lei che da sempre è impegnata attivamente nella lotta contro il sessismo?

«Io non credo che a gente che scrive cose del genere debba essere data la possibilità di partecipare a Sanremo, che ha una platea rivolta per lo più alle famiglie italiane. Credo che di problemi di questo genere ne abbiamo già abbastanza, senza proporre soggetti improbabili che inneggiano a comportamenti intollerabili. Non credo che la licenza artistica debba arrivare a produrre testi di questo genere. Quella non è arte, ma un rigurgito di violenza, probabilmente anche di disagio personale».

Quindi è d’accordo con Michele Anzaldi, il quale proprio oggi ha dichiarato che la televisione di Stato non debba essere schiava dell’audience a vantaggio di messaggi violenti?

«Assolutamente si, credo che sia un pensiero condiviso da molti. Non credo che la direzione artistica di Sanremo abbia bisogno di Junior Cally per aumentare gli ascolti. Io disconoscevo la sua esistenza fino al momento in cui è esplosa questa polemica e non credo che la sua presenza possa spostare di molto gli ascolti».

A marzo è uscito il suo libro sui manipolatori affettivi. Si parla di narcisismo patologico, un concetto molto inflazionato in questo momento. Se ne ignorava la presenza prima o se ne parla troppo adesso?

«Se ne parla molto e anche in maniera impropria devo dire. Io ho spiegato proprio bene i confini entro i quali possiamo richiamare questi soggetti e come riuscire a svenderli. Il narcisista è un concetto complesso che spesso nell’uso comune viene banalizzato».

Quanto un profilo narcisistico, patologico o maligno, sta alla base del comportamento violento contro le donne?

«Guardi, quasi sempre c’è un profilo narcisistico, una propensione a manipolare e ad utilizzare potere sull’altro alla base della violenza psicologica e poi a quella fisica. Molto spesso anche in quella sessuale. Consideri che il disturbo narcisistico di personalità è quello tra i più diffusi in coloro che commettono reati sessuali molto gravi e anche negli assassini».

Lei è da sempre una bandiera a difesa dei diritti delle donne e contro il sessismo. Visto che è anche una bellissima donna, quali difficoltà ha incontrato, se le ha incontrate, per arrivare ad affermare la sua professionalità in un ambiente di lavoro per lo più maschile?

«Io ho sempre cercato di puntare molto sulle curve che ho nel cervello, quindi non ho avuto una grande difficoltà, perché non ho mai ceduto alla tentazione di usare altri contenuti al di fuori di quelli contenuti nella mia scatola cranica. Francamente credo che sia anche una questione di scelte. Non ho mai sacrificato la mia femminilità, ma non ho mai fatto in modo di puntare solo su quella perché diversamente avrei dovuto fare un altro tipo di mestiere».

A quali progetti si sta dedicando, quali sono quelli per il futuro sui quali sta investendo maggiormente?

«Mi sto occupando di numerosi casi giudiziari molto controversi e sto lavorando su tantissimi fronti. A breve pubblicherò un nuovo testo dedicato alle psicosette per PM Mondadori e sono alle prese con moltissime attività formative nella mia accademia di formazione. Le cose da fare sono davvero tante. C’è un progetto che mi sta particolarmente a cuore, si chiama “Io non ci sto più” dal titolo del mio libro sui manipolatori affettivi che a breve diventerà un’associazione vera e propria, la quale avrà come principale obiettivo lo scardinamento di tutti gli stereotipi di matrice sessista che ancora oggi purtroppo condizionano la vita delle persone, sopratutto delle donne».

In Italia quanto è forte ancora, secondo lei, il divario tra uomini e donne nel contesto sociale, ma anche professionale?

«È fortissimo purtroppo e non c’è la minima intenzione di cedere il passo, C’è una battaglia davvero durissima da fare per costruire una sorta di bacino culturale. È uno dei motivi principali per cui ho ritenuto necessario creare questa associazione. Voglio, attraverso tutta una serie di esempi pratici, scardinare uno ad uno tutti i principali stereotipi che ancora oggi sono larghissimamente diffusi nell’educazione sia dei maschi che delle femmine del nostro Paese».

Quindi, per tornare alla domanda iniziale sul Festival, le dichiarazioni durante la conferenza stampa di Amadeus sono state lo specchio di una società sessista?

«Sinceramente mi duole ed è molto triste affermare che siamo in un Paese in cui essere una bella donna e saper stare zitta e un passo indietro fa poligono. Credo proprio che questo sia un segnale pericolosissimo, una gaffe che però temo tradisca ancora un modo largamente diffuso di vedere questo genere di situazione. Io non voglio stigmatizzare Amadeus per quello che ha detto, però è indubbiamente figlio di un pensiero, un pensiero che non è evidentemente solo suo, ma che dobbiamo assolutamente neutralizzare perché, ripeto, è pericolosissimo. Ci troviamo ancora adesso a dover enfatizzare e spingere una figura femminile in quanto bella, carina, generosa, gentile, disponibile. Beh le donne sanno essere qualcosa di molto diverso e di decisamente migliore di questo».

In realtà Amadeus ha replicato ai microfoni di Radio Dee Jay dicendo che il suo “stare un passo indietro”, riferito alla modella Francesca Sofia Novello, sottintendeva il fatto di non usare la popolarità di un fidanzato famoso come Valentino Rossi per far crescere la propria.

«Siamo sinceri, io ho appreso dell’esistenza di questa ragazza dopo la conferenza stampa di Sanremo. Non so cosa abbia fatto di significativo prima, ma faccio fatica a pensare che sia stata chiamata a Sanremo per la sua carriera di successo come modella. Ritengo purtroppo che sia li proprio perché è la fidanzata di Valentino Rossi. Cerchiamo di non fare gli ipocriti, di ragazze belle e carine come lei ce ne sono molte altre. Non credo che il principio sia stato quello di sceglierla per chissà quale altro merito. Non me ne vorrà la signorina in questione, consideri che io sono una motociclista e seguo ampiamente il motociclismo sportivo. eppure di questa signorina non ne ho mai sentito parlare, mentre di Valentino Rossi sì».