Operazione antimafia tra Sicilia e Germania: 46 arresti. Festa di laurea con i soldi del pizzo

490

Agenpress – I carabinieri del Ros e del comando provinciale di Enna, coordinati dalla Dda di Caltanissetta, hanno eseguito nel territorio nazionale e in Germania una misura cautelare, emessa dal gip del tribunale di Caltanissetta su richiesta della locale procura distrettuale, a carico di 46 indagati accusati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico e allo smercio di stupefacenti, estorsioni, corruzione aggravata dall’aver favorito l’associazione mafiosa, detenzioni di armi da fuoco e assistenza agli associati.

Contestualmente è in fase di notifica anche un sequestro di beni per un valore di oltre un milione di euro. L’operazione è stata compiuta tra Barrafranca e Pietraperzia nell’Ennese, Catania, Palermo e Wolfsburg in Germania. Per la Procura di Caltanissetta tra le figure cardine c’è quella dell’avvocatessa Maria Concetta Bevilacqua, figlia del boss Raffaele, arrestata insieme ai fratelli Flavio Alberto e Giuseppe Emilio.

E proprio la festa di laurea di Maria Concetta Bevilacqua è stata pagata con il denaro di cosa nostra.

Le persone coinvolte sono soggetti affiliati o contigui alle famiglie mafiose di Barrafranca e Pietraperzia. In particolare Giuseppe Emilio Bevilacqua è stato localizzato e catturato in Germania grazie al supporto del Bka e della polizia tedesca, con il coordinamento operativo dell’Agenzia di polizia europea Europol.

Un avviso di garanzia è stato notificato al sindaco di Barrafranca, Fabio Accardi, indagato per tentativo di corruzione con l’aggravante mafiosa, mentre un funzionario del comune è stato messo ai domiciliari. Lo rende noto il comandante del Ros, generale di divisione Pasquale Angelosanto.

“L’indagine è paradigmatica di quello che è l’agire mafioso con rapporti collusivi con la pubblica amministrazione – ha detto Angelosanto -. In particolare all’Ati che si era aggiudicata la gara per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani era stato imposto di affittare un terreno dove ricoverare i mezzi dell’azienda. Terreno di proprietà di uno degli associati che quindi era garantito, perché nessuno poteva porre in essere azioni ostili nei confronti dei mezzi e dei dipendenti, e al tempo stesso c’era un regolare contratto di locazione che veniva regolarmente pagato mese per mese con bonifici bancari. Quindi ci sono anche tracce in questo senso”.

Per il comandente del Ros “il territorio di Barrafranca ed Enna è stato al centro negli ultimi anni di fatti di sangue e delitti che danno l’idea e la consistenza della fibrillazione mafiosa che opera ed è percepibile nel territorio”.

 

L’indagine è stata avviata nel maggio 2018 successivamente alla concessione del beneficio della detenzione domiciliare, per ragioni di salute, a Raffaele Bevilacqua, già condannato per associazione di tipo mafioso nel cosiddetto processo “Leopardo”, che tra la fine degli anni ’80 e i primi anni del 2000 era non solo componente del direttivo della Dc e in strettissimi rapporti con Salvo Lima, ma anche al vertice di Cosa Nostra ennese per diretta investitura di Bernardo Provenzano. Bevilacqua è stato, inoltre, condannato all’ergastolo per essere stato riconosciuto mandante, assieme a Francesco “Ciccio” La Rocca, dell’omicidio di Domenico Calcagno, commesso a Valguarnera Caropepe nel maggio del 2003.

“Una complessa ordinanza di custodia cautelare – l’ha definita il procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone – in esito agli sviluppi dell’operazione Kaulonia, ma tenuto conto del nuovo contesto che si è creato con la detenzione domiciliare di Raffaele Bevilacqua, rappresentante della famiglia di Barrafranca. Lo scenario – ha detto Bertone – evidenzia come Bevilacqua abbia cercato di ricostruire, e ci sia riuscito, i rapporti. Sono contestate diverse ipotesi come l’associazione mafiosa e l’associazione finalizzate al traffico di stupefacenti, attività che è stata incentivata da Bevilacqua con approvvigionamenti a Catania. Sono stati valutati elementi provenienti da processi storici, come quello ad Andreotti, e dai lavori della Commissione antimafia; è emerso un quadro ulteriore del ruolo duplice di Bevilacqua come rappresentate politico e come rappresentante mafioso”.