Mette Frederiksen a Kyiv: la Danimarca rilancia il sostegno militare all’Ucraina

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AgenPress. Nel giorno in cui l’Ucraina celebra il 35° anniversario della propria indipendenza, la premier danese Mette Frederiksen ha ribadito a Kyiv il sostegno di Copenaghen alla resistenza ucraina, annunciando la volontà di continuare a investire nella difesa del Paese e nella sua industria militare.

La presenza di Frederiksen assume un significato particolare perché la Danimarca è diventata negli ultimi anni uno dei partner europei più determinati nel sostenere l’Ucraina. Dal 2022 Copenaghen ha destinato circa 11 miliardi di euro all’Ucraina, di cui circa 9,9 miliardi in assistenza militare e 1,1 miliardi in contributi civili. Nel solo 2026 sono stati inoltre stanziati ulteriori fondi militari e un nuovo pacchetto di aiuti da circa 589 milioni di euro per il 2026-2027.

Uno degli elementi più interessanti della strategia danese è il cosiddetto “modello danese”, sviluppato insieme alle autorità ucraine a partire dal 2024. Invece di limitarsi ad acquistare armamenti prodotti in Occidente e poi trasferirli all’esercito ucraino, il meccanismo permette ai Paesi partner di finanziare direttamente la produzione delle aziende della difesa ucraine.

L’idea è semplice ma strategicamente importante: usare il denaro degli alleati per aumentare direttamente la capacità produttiva dell’Ucraina, accorciando i tempi tra finanziamento, produzione e consegna delle armi al fronte. La Danimarca è stata il primo partner straniero a finanziare direttamente le imprese della difesa ucraine attraverso questo sistema.

Il modello ha riguardato anche sistemi di artiglieria come i Bohdana e viene progressivamente esteso a droni, sistemi anti-drone e altre tecnologie militari.

Non si tratta quindi soltanto di una forma diversa di aiuto: è un tentativo di trasformare il sostegno europeo in capacità industriale permanente, rafforzando contemporaneamente l’esercito ucraino e il settore della difesa nazionale.

La cooperazione danese ha inoltre iniziato a superare i confini dell’Ucraina. Nel giugno 2025 Volodymyr Zelenskyj annunciò che la Danimarca sarebbe diventata il primo Paese con cui Kyiv avrebbe avviato la produzione congiunta, fuori dal territorio ucraino, di droni a lungo raggio e missili. La stessa intesa prevedeva un forte investimento danese nella produzione ucraina di droni a lungo raggio.

È un passaggio destinato ad avere conseguenze più ampie sul futuro della difesa europea. L’obiettivo non è più soltanto trasferire armi a un Paese aggredito, ma integrare progressivamente l’industria bellica ucraina nella base industriale della sicurezza europea.

L’accordo di cooperazione firmato da Danimarca e Ucraina nel luglio 2026 prevede infatti investimenti, sviluppo tecnologico, ricerca congiunta, produzione e possibili accordi di coproduzione. Copenaghen ha inoltre previsto fino a 100 milioni di euro nel 2026 per acquistare droni e capacità anti-drone direttamente dall’industria della difesa ucraina.

La scelta danese riflette una convinzione politica maturata a Copenaghen: sostenere l’Ucraina non significa soltanto rispondere alle necessità immediate della guerra, ma contribuire alla costruzione della sicurezza europea del futuro.

La Danimarca ha già assunto un ruolo importante nel sostegno alla capacità ucraina con gli F-16, l’addestramento, le munizioni, la difesa aerea e i droni. Il governo danese considera inoltre la cooperazione con l’industria ucraina uno degli strumenti attraverso cui rafforzare nel lungo periodo la capacità di difesa di Kyiv.

Nel luglio scorso Copenaghen ha annunciato il suo 30° pacchetto di assistenza militare, del valore di circa 4,4 miliardi di corone danesi, comprendente munizioni, armamenti, equipaggiamenti e ulteriori risorse per l’addestramento dei militari ucraini.

Il significato della presenza di Frederiksen alle celebrazioni dell’indipendenza ucraina va dunque oltre il valore simbolico. La Danimarca sta cercando di dimostrare che l’Europa può costruire un rapporto con l’Ucraina non basato esclusivamente sulla donazione di armi, ma sulla condivisione delle capacità industriali e tecnologiche.

È questa la vera innovazione del modello danese: trasformare gli aiuti in investimenti produttivi e fare dell’Ucraina non soltanto il destinatario dell’assistenza europea, ma anche un componente della futura industria della difesa del continente.

In un conflitto che ha mostrato quanto siano importanti le capacità produttive, le scorte di munizioni, i droni e la rapidità nell’innovazione militare, il messaggio di Copenaghen è quindi particolarmente netto: per aiutare l’Ucraina a resistere, l’Europa deve anche aiutarla a produrre.

E la Danimarca, con Frederiksen, sembra intenzionata a continuare a essere uno dei Paesi che spingono maggiormente in questa direzione.

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