Le risorse previste nella legge di Bilancio 2027 arrivano dopo le sentenze del Consiglio di Stato sul calcolo degli adeguamenti retributivi. Per ciascun magistrato si stimano oltre 70mila euro lordi di arretrati e circa 20mila euro in più all’anno
AgenPress. Quasi 100mila euro a testa tra arretrati e aumenti di stipendio. È la cifra che potrebbe interessare i magistrati italiani con la prossima legge di Bilancio, secondo la ricostruzione pubblicata dal Sole 24 Ore e ripresa da diverse testate il 16 ottobre 2026. Al centro della vicenda ci sono 970 milioni di euro destinati agli adeguamenti retributivi della magistratura, nell’ambito del fondo sentenze da 1,9 miliardi indicato nel Documento programmatico di bilancio.
Secondo le stime riportate dalla stampa, il beneficio economico si articolerebbe in due componenti. La prima è rappresentata dagli arretrati, pari a oltre 70mila euro lordi per magistrato, come pagamento una tantum. La seconda riguarda l’incremento della retribuzione, stimato in circa 20mila euro lordi annui.
Quest’ultima voce avrebbe carattere strutturale, incidendo quindi anche sugli stipendi degli anni successivi. Le cifre sono stime medie e non significano che tutti i magistrati riceveranno necessariamente la stessa somma: gli importi effettivi potranno variare in base alla posizione individuale e ai periodi interessati dagli adeguamenti.
All’origine della spesa ci sono le controversie sul sistema utilizzato per determinare gli adeguamenti periodici delle retribuzioni dei magistrati, che non seguono il normale meccanismo dei rinnovi contrattuali della maggior parte dei dipendenti pubblici.
La normativa prevede aggiornamenti triennali collegati all’andamento delle retribuzioni del pubblico impiego. Il metodo di calcolo adottato dall’Istat è stato contestato in sede giudiziaria, in particolare per la selezione delle categorie considerate e per il ricorso alla media ponderata anziché alla media aritmetica degli incrementi retributivi.
Le pronunce del Consiglio di Stato e le successive decisioni del Tar del Lazio hanno messo in discussione i criteri utilizzati per gli adeguamenti relativi ai periodi 2018-2020 e 2021-2023, imponendo una revisione dei calcoli. Da qui la necessità di predisporre i provvedimenti amministrativi e le coperture finanziarie per riconoscere le somme dovute.
La cifra di 970 milioni di euro rappresenta una delle principali componenti del fondo sentenze da 1,9 miliardi previsto nel Documento programmatico di bilancio. La somma dovrà coprire sia gli arretrati maturati negli anni precedenti sia gli effetti dei nuovi criteri di aggiornamento sulle retribuzioni future.
Il punto centrale è distinguere tra un aumento deliberato autonomamente dal governo e l’adeguamento economico conseguente a decisioni giudiziarie. In questo caso, le risorse servirebbero a dare attuazione alle pronunce che hanno riconosciuto la necessità di correggere il sistema di calcolo.
Resta comunque da considerare l’impatto sui conti pubblici: agli esborsi una tantum si aggiungeranno infatti gli effetti permanenti degli incrementi retributivi, che dovranno essere sostenuti anche nei bilanci successivi.
La vicenda riporta al centro il rapporto tra decisioni giudiziarie, spesa pubblica e trasparenza nella determinazione degli stipendi delle alte funzioni dello Stato. Da un lato, l’amministrazione è tenuta a rispettare le pronunce definitive e a corrispondere quanto riconosciuto come dovuto. Dall’altro, l’entità delle somme e il loro impatto pluriennale rendono essenziale una comunicazione chiara sulle modalità di calcolo, sui beneficiari effettivi e sulle coperture finanziarie.
Per valutare con precisione il costo della misura sarà quindi importante conoscere i provvedimenti attuativi, la distribuzione degli importi e la conferma definitiva degli stanziamenti nella legge di Bilancio 2027.
La cifra di quasi 100mila euro a testa sintetizza, dunque, due fenomeni distinti: il recupero di somme arretrate e l’aumento stabile delle retribuzioni. Non si tratta di un unico bonus, ma dell’effetto economico complessivo degli adeguamenti retributivi conseguenti alle decisioni della giustizia amministrativa.
