Agguato ad Hebron, feriti 5 soldati: Netanyahu ordina la “chiusura totale” della Cisgiordania

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L’attacco a colpi di arma da fuoco contro un checkpoint dell’IDF nel sud della Cisgiordania riaccende la tensione. Secondo il premier israeliano e i comandi militari, le forze di sicurezza hanno sventato “un attacco su larga scala”


AgenPress. Un nuovo drammatico episodio alza al massimo il livello di allerta in Medio Oriente. Nella mattinata di oggi, un commando armato ha aperto il fuoco contro un posto di blocco delle forze armate israeliane (IDF) situato nei pressi di Hebron, nel sud della Cisgiordania, causando il ferimento di cinque militari, due dei quali versano in condizioni critiche.

I due assalitori, giunti sul posto a bordo di un veicolo, sono stati neutralizzati e uccisi dalle truppe di guardia dopo una breve caccia all’uomo. Secondo quanto riferito dall’esercito israeliano, all’interno del mezzo utilizzato dal gruppo è stato rinvenuto un ingente quantitativo di armi e munizioni, elemento che ha portato gli inquirenti a concludere che il piano originale prevedeva una strage su ben più ampia scala.

A seguito di un vertice d’emergenza tenutosi con il ministro della Difesa e con i responsabili dei servizi di sicurezza, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato un giro di vite immediato e radicale su tutti i territori palestinesi.

“Ho dato istruzioni alle forze di sicurezza di imporre immediatamente un cordone di sicurezza sulla città di Hebron e di prepararsi a un blocco totale di tutta la Giudea e la Samaria [Cisgiordania, ndr] a partire da oggi”, ha dichiarato Netanyahu.

Il premier ha ribadito che, grazie alla pronta reazione dei soldati al checkpoint, è stato sventato un massacro coordinato. Per far fronte alla crisi e seguire gli sviluppi operativi sul campo, il capo del governo ha inoltre annullato tutti gli impegni politici previsti in giornata.

Mentre l’IDF ha avviato le operazioni di isolamento con la chiusura dei principali accessi viari, posti di blocco rinforzati e perquisizioni mirate nei villaggi dell’area di Hebron, si registrano già forti reazioni all’interno della compagine di governo.

Il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha invocato una linea ancora più dura, dichiarando che “non bisogna aspettare che si verifichi un altro 7 ottobre in Cisgiordania” e chiedendo apertamente lo smantellamento e la smilitarizzazione dell’Autorità Nazionale Palestinese.

Il provvedimento di chiusura totale rischia ora di bloccare la mobilità di centinaia di migliaia di residenti palestinesi nei territori e di innescare una nuova spirale di scontri in un’area già fortemente destabilizzata.

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