I leader europei a Kiev, Zelensky: “Con gli Stati Uniti lavoriamo a un piano per la pace”

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AgenPress. Nel 35° Giorno dell’Indipendenza, Kiev si trasforma nel centro della diplomazia europea. Nel giorno in cui l’Ucraina celebra la dichiarazione d’indipendenza del 24 agosto 1991, i leader europei raggiungono la capitale per ribadire il sostegno a Volodymyr Zelensky e preparare la strategia politica e militare per l’autunno.

Il messaggio che arriva da Kiev corre su due binari paralleli: da una parte la ricerca di una possibile soluzione diplomatica alla guerra, dall’altra la necessità di rafforzare l’Ucraina davanti a una Russia che, secondo le valutazioni di Zelensky, si prepara a una nuova mobilitazione.

Il presidente ucraino ha infatti annunciato che Kiev sta lavorando con Washington a un nuovo piano per la pace. «Siamo al lavoro su un piano con gli Stati Uniti per la pace», ha riferito Zelensky nel corso di un incontro con i giornalisti. Un’interlocuzione che conferma il ruolo centrale degli Stati Uniti nella ricerca di un possibile accordo, ma che non attenua le preoccupazioni ucraine sul fronte militare.

La presenza dei leader europei nella capitale ucraina alla vigilia della festa nazionale assume così un forte valore politico. Il sostegno dei Paesi europei non è soltanto simbolico: Kiev vuole arrivare ai mesi autunnali con sufficienti garanzie sul piano degli aiuti militari, della difesa aerea e della capacità di resistere a una nuova offensiva russa.

Il fronte europeo, dopo oltre quattro anni di guerra su vasta scala, continua dunque a considerare il rafforzamento dell’Ucraina una condizione essenziale anche per qualsiasi futuro negoziato. Il nodo è evitare che un eventuale processo di pace si trasformi in una pausa temporanea che lasci Kiev esposta a una nuova offensiva russa.

È proprio dalla Russia che arriva, secondo Zelensky, la principale minaccia per i prossimi mesi. Il presidente ucraino sostiene che Mosca potrebbe procedere, dopo le elezioni della Duma di settembre, a una mobilitazione di circa 300 mila persone.

La strategia del Cremlino, secondo la ricostruzione fornita da Zelensky, sarebbe quella di concentrare il reclutamento soprattutto nelle province, evitando di coinvolgere in modo evidente le grandi città, a partire da Mosca e San Pietroburgo, così da limitare il rischio di reazioni negative nella società russa. Zelensky ha parlato di una sorta di «mobilitazione periferica».

«Ma non riuscirà a nasconderlo del tutto», è la previsione del presidente ucraino. L’ipotesi di una nuova mobilitazione russa non nasce tuttavia soltanto dalle dichiarazioni di Zelensky: già nelle scorse settimane erano emersi timori e analisi su una possibile intensificazione del reclutamento dopo il voto di settembre.

È questa la contraddizione al centro della giornata di Kiev: mentre si parla di pace, entrambe le parti continuano a prepararsi a una guerra che potrebbe proseguire ancora a lungo.

Per Zelensky, il percorso diplomatico con gli Stati Uniti deve procedere insieme al rafforzamento della capacità di difesa ucraina. L’obiettivo è arrivare a eventuali negoziati da una posizione che consenta a Kiev di ottenere garanzie concrete e non soltanto un cessate il fuoco temporaneo.

La posizione europea si muove sulla stessa linea: sostenere l’Ucraina mentre si cerca una soluzione diplomatica, mantenendo però la pressione su Mosca. È un equilibrio delicato, soprattutto mentre Washington spinge per un accordo e il Cremlino continua a mostrare di voler mantenere l’iniziativa militare.

La ricorrenza aggiunge una dimensione simbolica alla giornata. Il 24 agosto 1991 il Parlamento ucraino approvò la dichiarazione d’indipendenza dall’Unione Sovietica. Trentacinque anni dopo, quella scelta torna a essere il cuore dell’identità nazionale di un Paese che combatte per difendere la propria sovranità.

La presenza dei partner europei a Kiev vuole quindi trasmettere un messaggio preciso: l’Ucraina non è sola mentre affronta una fase decisiva della guerra e, contemporaneamente, cerca una strada verso la pace.

Ma la strada è ancora lunga. Il possibile piano con gli Stati Uniti resta da definire nei suoi dettagli, mentre l’allarme sulla mobilitazione russa apre un nuovo interrogativo sulla capacità di Mosca di sostenere il conflitto nel medio periodo.

A Kiev, dunque, diplomazia e guerra procedono ancora fianco a fianco. E nel giorno in cui l’Ucraina celebra la propria indipendenza, la priorità di Zelensky è trasformare il sostegno politico europeo e il dialogo con Washington in un percorso concreto verso una pace che, per essere duratura, dovrà prima di tutto garantire la sicurezza del Paese.

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