Conte, “tunnel sottomarino per lo Stretto di Messina”. Verbali Cts, non ho nulla da nascondere

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AgenPress – “Sullo Stretto dobbiamo pensare, quando si riveleranno le condizioni, a un capolavoro di ingegneria. Un ponte anche sottomarino, ci stavo pensando. Per il ponte non ci sono le condizioni. Ma prima dobbiamo preoccuparci dei collegamenti” interni, in primis l’alta velocità al Sud.

Lo dice il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ospite de ‘La Piazza’, l’evento organizzato dal quotidiano online ‘Affaritaliani.it‘ a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, dove dice il suo  “no al ponte sullo Stretto di Messina, penso invece a un tunnel sottomarino”. “Ma non ora”, precisa, “si valuterà quando saranno realizzate le infrastrutture necessarie, a partire dalla rete ferroviaria”.

Sono state settimane e mesi difficili, fare le valutazioni di tutte le implicazioni, ma devo dire la verità che abbiamo lavorato sempre con metodo, responsabilità e coscienza ed è stata la nostra forza. Cosa non rifarei? Non saprei in questo momento. Sin qui abbiamo preso delle decisioni, anche i famosi Dpcm, che a monte avevano dei decreti legge, li abbiamo assunti sempre avendo come base le valutazioni degli esperti. Con grande condivisione di tutti i ministri, anche se ero io a firmarli, e con grande condivisione di governatori e sindaci”.

Sui verbali del Cts sul coronavirus che recentemente il governo ha deciso di desecretare, consentendo la pubblicazione sul sito della Fondazione Einaudi, Conte dice: “Era in corso un processo decisionale così delicato che rivendico che quei verbali restassero riservati. Ma non significa che erano secretati, non ho mai posto un segreto di Stato. Anzi – annuncia Conte – sono il primo che consentirà la pubblicazione di tutto, non abbiamo nulla da nascondere”.

Rispetto ai presunti ritardi sulla decisione di istituire la zona rossa ad Alzano e Nembro durante il picco dell’emergenza coronavirus, Conte snocciola i suoi dati. “A noi il 5 marzo sembrava già che la curva del contagio stesse scappando di mano – dice -. Il ministro Speranza in quel momento chiese ragioni di una misura solo per quei due Comuni. Ne nasce un parere del 5 sera, tardi. La notte io Speranza ci riuniamo e predisponiamo tutto per la cintura rossa su Alzano e Nembro. La mattina dopo in Protezione Civile mi precipito a parlare vis-à-vis con gli esperti e allora propongo questa soluzione più radicale: perché solo ad Alzano e Nembro?”.

Quindi, ricorda il premier, “mi sono detto che forse dovevamo pensare a una misura più radicale, convengono con questa proposta e il giorno 7 ci consegnano un verbale che opta per questa scelta. La notte del 7 emetto un Dpcm per una zona rossa in tutta la Lombardia, e non credo di aver perso tempo”.