AgenPress. Un uomo accusato di una delle peggiori sparatorie di massa nella storia dell’Australia ha perso il ricorso per impedire ai media di rivelare l’identità dei suoi familiari.
Naveed Akram, 24 anni, avrebbe aperto il fuoco contro una celebrazione ebraica di Hanukkah sulla spiaggia di Bondi a Sydney lo scorso dicembre, uccidendo 15 persone, in un attacco che, secondo la polizia, sarebbe stato ispirato dallo Stato Islamico.
Akram aveva richiesto un’ordinanza restrittiva della durata di 40 anni che impedisse la pubblicazione dei nomi o delle foto di sua madre, suo fratello e sua sorella, nonché del loro indirizzo di casa, dei luoghi di lavoro e di studio, per timore della loro incolumità.
La sua richiesta è stata osteggiata da diversi gruppi mediatici australiani, i quali hanno affermato che l’ordinanza proposta impediva una corretta copertura giornalistica del caso, che ha suscitato un enorme interesse pubblico in Australia e nel mondo.
Dando ragione ai media, il giudice Hugh Donnelly ha affermato che il principio della giustizia aperta era fondamentale per il processo e che gli ordini di soppressione “dovrebbero essere emessi solo in circostanze eccezionali”.
La patente di guida di Akram, che riportava il suo indirizzo di casa, era stata ampiamente diffusa online, mentre sua madre aveva rilasciato un’intervista a un giornale locale nelle ore successive alla sparatoria, secondo quanto emerso in tribunale.
Dato che le piattaforme dei social media e le pubblicazioni estere sarebbero esenti da qualsiasi provvedimento, vietare la pubblicazione solo in Australia, dove i tribunali hanno giurisdizione, sarebbe in gran parte inefficace, ha aggiunto Donnelly.