Iran: i cristiani sono un bersaglio anche nelle carceri

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Dall’inizio del conflitto con Israele e Stati Uniti, sono aumentati i rischi per i cristiani detenuti, privati di qualsiasi sicurezza, cure e libertà


AgenPress. Lo scorso 19 febbraio il report Violazioni dei diritti dei cristiani in Iran, pubblicato da Article18, Porte Aperte/Open Doors, CSW e Middle East Concern, denunciava come il regime sia a caccia di capri espiatori per giustificare la repressione.

Oggi, la situazione per i cristiani nel paese è terribilmente peggiorata a causa del nuovo conflitto con Stati Uniti e Israele, e a risentirne sono anche gli almeno 48 cristiani detenuti come prigionieri di coscienza.

Nel precedente conflitto di 12 giorni, il carcere di Evin è stato colpito e danneggiato (23 giugno 2025). Nell’attuale escalation, anche il Grande Penitenziario di Teheran ha riportato danni e sarebbero stati esplosi colpi d’arma da fuoco contro i detenuti. All’interno degli istituti si odono esplosioni, ma i prigionieri restano chiusi nelle celle, senza possibilità di mettersi al riparo né informazioni adeguate sulla crisi in corso. Di fronte a questi rischi, ci uniamo agli appelli della società civile internazionale a tutte le parti in conflitto affinché garantiscano la sicurezza e l’incolumità dei detenuti.

Segnalazioni raccolte nel dialogo interattivo del 16 marzo al Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra con la Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani in Iran, dott.ssa Mai Sato, e la Missione Internazionale Indipendente di Accertamento dei Fatti per la Repubblica Islamica dell’Iran riferiscono di carenze di personale, scarsità di cibo e acqua e perfino del pericolo di esecuzioni “all’ombra della guerra”. Nelle settimane successive, da media persiani sono emerse notizie di interruzioni di acqua calda ed elettricità ad Evin, dove sono reclusi 16 prigionieri di coscienza cristiani, tra cui persone anziane come il pastore armeno-iraniano Joseph Shahbazian e il convertito Nasser Navard Gol-Tapeh, che nel 2025 ha avuto un ictus in isolamento. A ciò si aggiungono carenze di medicinali: in almeno un caso documentato, a un prigioniero cristiano non è stato consentito di ricevere farmaci pur prescritti dal medico del carcere.

Trasferimenti, peggioramenti clinici e decisioni critiche non vengono comunicati con regolarità ai familiari.

È stato segnalato un caso di telefonata brevissima concessa a un prigioniero verso casa; ma l’accesso alle comunicazioni verso l’esterno resta gravemente insufficiente, aumentando ansia e trauma per detenuti e famiglie. È indispensabile che i diritti dei prigionieri e dei loro cari siano rispettati, con informazioni tempestive su trasferimenti, salute e qualunque fatto rilevante.

La Relatrice Speciale dott.ssa Sato ha ribadito il quadro di persecuzione, arresti arbitrari e “scapegoating” delle minoranze religiose, inclusi i cristiani, un allarme coerente con quanto documentato nel nostro più recente rapporto annuale, disponibile a questo link:

Dopo la guerra del 2025, gli arresti di cristiani sono significativamente aumentati; temiamo fortemente che lo stesso schema si ripeta con l’attuale conflitto.

Chiediamo alle Nazioni Unite ed ai Governi Nazionali di intervenire affinché il regime iraniano:

protegga i propri cittadini, inclusi i detenuti (ICCPR, art. 9):

  • garantendo loro cibo, acqua e farmaci adeguati;
  • assicurando comunicazioni regolari tra i detenuti e le loro famiglie;
  • vietando ogni trattamento che leda la dignità e i diritti umani dei prigionieri;

Rispetti gli obblighi internazionali sulla libertà di pensiero, coscienza, religione o credo, attraverso (ICCPR, art. 18):

  • il rilascio immediato e incondizionato dei cristiani e degli appartenenti ad altre minoranze religiose detenuti per la loro fede o attività religiose;
  • l’archiviazione tutte le accuse legate ad attività di chiesa ordinarie (battesimo, preghiera, studio biblico), svolte in Iran o all’estero;
  • la fine della criminalizzazione delle chiese in casa, consentendo la registrazione di luoghi di culto per tutte le comunità cristiane (oltre a quelle armena e assira), così che i credenti di ogni lingua ed etnia possano riunirsi e svolgere liberamente e collettivamente le attività religiose.

 

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