Trump: “L’Iran non deve soltanto essere sanzionato. Deve essere isolato. Sanzioni contro circa 60 individui, entità e navi legati alla rete economica iraniana

- Advertisement -
- Advertisement -

AgenPress. Washington alza ancora il livello dello scontro con Teheran. L’amministrazione Trump lancia una nuova offensiva economica contro l’Iran e mette nel mirino non soltanto il regime, ma anche la rete internazionale di Paesi, aziende e intermediari che continuano a mantenere aperti i suoi canali commerciali e finanziari.

Il nuovo piano, ribattezzato dal segretario al Tesoro Scott Bessent “Operation Economic Outcast”, punta a colpire le principali fonti di finanziamento dell’economia iraniana. L’obiettivo dichiarato è impedire a Teheran di trovare nuove vie per aggirare le sanzioni e, soprattutto, rendere sempre più costoso per gli altri Paesi continuare a fare affari con la Repubblica islamica.

La nuova offensiva riguarda cinque settori considerati strategici da Washington: oro, tecnologia, asset digitali, aviazione e trasporti marittimi. Il Tesoro americano ha inoltre annunciato sanzioni contro circa 60 individui, entità e navi legati alla rete economica iraniana.

La logica è quella della massima pressione: ridurre progressivamente ogni possibilità per Teheran di trasformare commercio, valuta, tecnologia e trasporti in risorse utili a finanziare il regime.

Bessent ha presentato l’operazione come una vera offensiva economica. La strategia non si limita infatti a bloccare direttamente soggetti iraniani: Washington vuole convincere anche gli operatori stranieri che collaborano con Teheran a interrompere i rapporti, facendo pesare su di loro il rischio delle sanzioni secondarie.

È qui che entra in gioco la Cina. Pechino è il principale acquirente del petrolio iraniano e rappresenta uno dei nodi più importanti della capacità di Teheran di mantenere attivi i propri flussi commerciali. Washington ha quindi fatto capire che nessun Paese può considerarsi automaticamente al riparo dalla nuova strategia.

Il messaggio di Bessent è particolarmente duro: i Paesi che continueranno a sostenere economicamente l’Iran rischiano di essere trascinati dentro la stessa spirale sanzionatoria. La Casa Bianca punta così a trasformare le sanzioni in uno strumento di pressione non solo contro Teheran, ma sull’intera rete internazionale che ne sostiene l’economia.

Per ora, tuttavia, Washington sembra procedere con cautela proprio sul fronte cinese. Le principali istituzioni finanziarie cinesi non sono state immediatamente colpite, anche per evitare uno shock sul sistema finanziario globale e in vista dei rapporti tra Trump e Xi Jinping.

La nuova offensiva arriva in un momento di estrema tensione tra Stati Uniti e Iran. La campagna di Washington si inserisce in un conflitto ormai protratto da mesi e in una situazione economica iraniana sempre più fragile.

Il rial ha raggiunto nuovi minimi, mentre l’inflazione e le difficoltà negli scambi internazionali stanno aumentando la pressione sulla popolazione e sul governo di Teheran. Washington ritiene che il progressivo isolamento finanziario possa ridurre la capacità del regime di sostenere le proprie attività militari e di continuare a finanziare la propria macchina statale.

Il punto centrale della strategia americana è dunque semplice: non lasciare a Teheran alcuna via di fuga economica.

La strategia, però, porta con sé un rischio evidente. Colpire i partner commerciali dell’Iran significa inevitabilmente mettere alla prova i rapporti di Washington con grandi potenze come Cina, Russia e India.

Pechino ha già respinto le sanzioni unilaterali americane, sostenendo che non rappresentano una soluzione alla crisi. Teheran, dal canto suo, ha minacciato ritorsioni contro i Paesi che dovessero collaborare con l’offensiva statunitense.

La partita, quindi, non riguarda più soltanto Washington e Teheran. “Operation Economic Outcast” rischia di diventare un nuovo fronte dello scontro geopolitico tra Stati Uniti e Cina, con il commercio energetico e il sistema finanziario internazionale al centro della contesa.

Trump sceglie così la strada della pressione economica totale. Bessent la presenta come una campagna destinata a togliere al regime iraniano ogni possibile fonte di ossigeno finanziario. Resta da vedere se il risultato sarà il collasso economico auspicato da Washington oppure un ulteriore irrigidimento di Teheran e dei suoi principali partner.

Una cosa, però, appare già chiara: per l’amministrazione Trump l’Iran non deve soltanto essere sanzionato. Deve essere isolato.

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -